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Varie tipologie di Kami

Gli Amatsukami, scritto 天津神, sono i kami che risiedono nel Takamanohara (高天原, piano dell’alto cielo), congiuntamente ai kami ivi nati che però poi sono discesi sulla terra del Giappone. I kunitsukami, invece, sarebbero i kami nativi della terra del  Giappone, insieme agli spiriti e alle famiglie potenti che esistevano in Giappone precedentemente al mitico “Tenson korin” (天孫降臨, Discesa del nipote celeste); talvolta i kunitsukami vengono considerati come equipollenti dei chigi (地祇).
Il significato dei due termini dipendere dall’era e dai testi in cui appare.

Il Kojiki descrive cinque kami nei cieli : Amenominakanushi . (Secondo i miti che narrano la nascita del cielo e della terra, Amenominakanushi
(天之御中主神) è stato il primo Kami a nascere nel piano del cielo quale hitorigami  (Kami autocreatosi,differente dai Kami venuti in essere dalla coppia femminile e maschile )(独神), e a nascondere la propria presenza. Amenominakanushi è uno dei zōka sanshin (造化三神, tre kami della creazione) Takamimosuhi, Kamimusuhi,Umashiashikabihikoji e Amenotokotachi che vengono anche denominati come Kotoamatsukami (別天津神、i kami separati del cielo).

La prima evidenza di una chiara demarcazione nell’uso delle espressioni amatsukami e kunitsukami appare nel commentario legale Ryō no gige.

I Raihōshin (来訪神) sono kami che periodicamente visitano una comunità dall’altro mondo per portare benedizioni. Tali credenze si basano sull’antica concezione del kami come essere transitorio che non abita in modo permanente in un unico luogo.

Nel periodo Nara i templi furono concepiti come luoghi nei quali i kami potessero risiedere, e dunque furono depositati gli shintai. (  Lo shintai, scritto 神体, è una rappresentazione fisica attraverso un oggetto che funge da soggetto di venerazione nei templi, e nel quale si pensi risieda il kami) Prima del periodo Nara, era convinzione comune che i kami discendessero dal Takama no hara ( Paradiso Shintoista) in occasione dei festival (Feste rituali), dunque tornassero nella loro dimora celeste. Riti popolari che coinvolgono i raihōshin sono più frequentemente osservati nel periodo di Capodanno o durante i riti di raccolta . Tali rituali coinvolgono giovani che indossano maschere e costumi, quali rappresentazioni oni e tengu.

Questi rituali in costume rappresentano i kami arrivati dal mondo celeste, situato in montagna o dall’altra parte del mare, portando la promessa di abbondanti raccolti, benedizioni, ma pure talvolta rimproveri, rafforzando sempre la sicurezza e la stabilità della vita comunitaria.

I Suijin (水神) designa i kami tutelari dell’acqua, presenti sotto una varietà di forme e importanti in quanto l’acqua è di fondamentale importanza nel settore agricolo, e conseguentemente associati ai kami tutelari dei campi di riso (ta no kami).La maggior parte dei suijin si trovano sulle dighe dei canali di irrigazione, o accanto a risaie. Talvolta, i kami dell’acqua possono essere consacrati come mikumari no kami, ovvero kami che distribuiscono l’acqua alle sorgenti di montagna, e in questo caso vengono associati anche ai yama no kami. Oltre alla loro connessione con l’acqua utilizzata in agricoltura, i suijin vengono solitamente consacrati anche a fonti d’acqua utilizzate nella vita quotidiana, come i pozzi domestici, le sorgenti e i ruscelli.

Le offerte ai suijin includono generalmente cetrioli e altre colture di campo, per cui questi alimenti sono considerate come tabù per tutta la durata del festival. I festival dedicati ai suijin sono sono concentrati nei mesi di giugno e dicembre, ma quello estivo riveste un’importanza maggiore perché basato sul culto di Tenno, particolarmente celebrato allo Yasaka Jinja (Kyoto) come pure presso il tempio Tsushima Jinja.

Le osservanze hanno il significato di esorcismo e di purificazione, finalizzato in particolare a malattie epidemiche pericolose e a disastri causati dall’acqua che comunemente si sono verificati durante i mesi estivi.

Esseri reali e fantastici che simboleggiano i suijin includono kappa, serpenti, e draghi: se la maggior parte di questi esseri sono considerati pericolosi e possono causare disturbo alla vita umana, sono anche simbolo di ricchezza e benedizione per questo mondo.

Yama no kami designa qualsiasi kami della montagna; tuttavia sussistono forti differenze nella descrizione ora come agricoltori di terra, ora come amanti della montagna e della pace nella solitudine. In Giappone è molto diffusa la credenza secondo cui lo yamano kami e il ta no kami condividano una doppia identità, alternando la vita montana alla vita di campagna a seconda delle stagioni. In primavera, lo yama no kami scende dalla montagna ed entra nel campo di riso, assumendo dunque l’identità di ta no kami. Dopo il raccolto autunnale, il ta no kami lascia la risaia per ritirarsi nuovamente in montagna, assumendo nuovamente l’identità di yama no kami fino alla primavera successiva. Tale duplice identità riconduce alla teoria secondo cui tali kami in origine sarebbero spiriti ancestrali.
Nelle varie tradizioni locali, a seconda della descrizione e del tipo di venerazione, i yama no kami vengono denominati sanjin, jūniyamakami, osatosama e ancora sagamisama.

Per gli agricoltori giapponesi, lo yama no kami è dunque nume tutelare dell’agricoltura, e in quanto tale,responsabile del processo di irrogazione dei terreni. Le popolazioni montane, invece, lo associano strettamente alla caccia e alle carbonaie. Se gli agricoltori ritengono che lo yama no kami sia di sesso femminile, i popoli di montagna estendono il concetto dicendo che lo yama no kami porta dodici bambini ogni anno, attribuendogli dunque una vigorosa capacità riproduttiva; in alcune zone ciò porta persino a una identificazione con gli ubugami,numi tutelari dei neonati e del parto. Inoltre, i tornitori considerano lo yama no kami come una coppia sposata.

Ancora, secondo altre tradizione, lo yama no kami non amerebbe le donne, e sarebbe responsabile degli aborti e del ciclo mestruale; altri ancora lo rappresentano come una brutta strega.

Le pratiche montane attinenti gli yama no kami contengono rigidi taboo, come il divieto di entrare in montagna il primo giorno della celebrazione del kami, e si narra che chiunque abbatta un albero in quel giorno, rimarrà bloccato sotto di esso, presumibilmente sino a morire.

Tratto dal sito shintoismo.com

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