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Il Blog di Oroboro

Incensi : conoscere le resine principali

Ho cominciato i miei primi tentativi di incensi appena ho cominciato ad interessarmi di paganesimo. Sono partita dalle classiche miscele da carboncino, per poi nel corso degli anni, imparare a produrre “formati” più comodi e durevoli, coni, mattoncini e anche bastoncini decisamente sbilenchi. Devo ancora migliorare, ma già così si ottengono grandissime soddisfazioni =) Tra tutte le mille applicazioni pratiche dell’Arte, quella di confezionare incensi è stata la prima a colpirmi, forse per i profumi, per tutte queste resine dall’aria così esotica, per l’uso del mortaio (strumento meraviglioso) Prima di lanciarsi nella pratica però bisogna conoscere un minimo le materie prime più comuni che possiamo utilizzare e a cui possiamo amalgamare qualsiasi altra erba, legno, spezia: con gli incensi l’unico limite è la fantasia. Ecco quindi un breve excursus delle resine più comuni con cui si può lavorare. La lista vuole essere solo una linea guida, non è completa o esaustiva, e inoltre il miglior maestro in questo campo è il nostro naso.

Olibano E' la resina che più di tutte viene associata al nome comune di incenso. Il nome olibano deriva dall’arabo al-lubàn (“il latte”), nome che preannuncia il colore lattiginoso di questa resina che scorre all’interno dei canali resiniferi degli alberi di Boswellia (principalmente Boswellia carterii, Boswellia sacra e Boswellia serrata, ma anche B. thurifera, B. frereana). Durante la stagione estiva vengono praticate delle incisioni lungo la corteccia, dalle quali sgorga la resina che verrà poi raccolta in autunno e fatta solidificare. l’incenso degli alberi più vecchi è quello più profumato. E’ sicuramente la resina più diffusa, tanto che è la stessa più comunemente usata nella liturgia cristiana Costituisce la base ideale per qualsiasi rituale, il suo aroma evoca una sensazione di sacralità e stimola le facoltà psichiche e la chiaroveggenza,  inoltre è perfetto per predisporsi agli stati meditativi. Ha grandi poteri di purificazione, allontana negatività, pensieri sgradevoli o situazioni scomode. L’olibano è un po’ come la candela bianca o il cristallo di rocca: va bene sempre e per qualsiasi scopo. E’ tradizionalmente connesso al sole e al fuoco, quindi è una resina calda, attiva e maschile.

Mirra la mirra è estratta a partire dalle piante della specie Commiphora myrrha (diffusa in Somalia, Etiopia, Sudan, Penisola arabica). Alla fine dell’estate l’arbusto si ricopre di fiori e sul tronco si formano una serie di noduli dai quali colano piccole gocce di resina giallastra, che una volta essiccate vengono raccolte. Nell’egitto antico si raccontava che la mirra fosse nata dalle lacrime di Horus, ed era chiamata bal (bala), che significa scongiuro della pazzia: erano infatti soliti servirsene per calmare i malati. La mirra pura emana un odore caldo, balsamico, terroso, ricco, molto aromatico. A livello esoterico la mirra funziona come amplificatore, si dice che abbia in sè la forza intrinseca della Madre Terra, quindi proprio con la terra aiuta a ricongiungersi. Viene impiegata in particolar modo in rituali di accrescimento spirituale, è ottima per ristabilirsi dopo periodi di degenza -tanto fisica quanto psicologica- e particolare scoramento e affaticamento, anche se è sconsigliata negli stati depressivi più profondi perchè può indurre ulteriori malinconie. Se l’olibano è il simbolo della sfera maschile, la mirra corrisponde all’universo femminile e tutto quanto è connesso a femminilità e sensualità: è quindi sotto l’influenza lunare (anche se altre tradizioni la vogliono connessa a Marte e Saturno).

Benzoino la qualità più pregiata è quella del Siam, e si produce a partire dall’albero  Styrax tonkiniensis, originario dell’indocina. Il lattice cola dalle incisioni praticate nella corteccia e nella parte esteriore del legno; appena raccolto è di consistenza semiliquida, ma diventa rapidamente solido e friabile e i grani prendono colore con l’ossidazione: infatti rompendli si osserva che l’interno si presenta bianco con venature colorate, mentre l’esterno avrà un colore aranciato. Il suo profumo è acuto, dolce e mandorlato. Nell’Arte viene usato per propiziare fortuna materiale, successo, entrate lecite di denaro e per favorire gli affari. Anticamente era infatti usato proprio per attirare la fortuna nelle botteghe dei commercianti, dove ne veniva messo qualche granello vicino alla cassa per attirare soldi e clienti. Nelle miscele di profumi è particolarmente indicato perchè è capace di trattenere anche le note più volatili e ha discreto potere conservante. La tradizione lo mette in connessione al pianeta Giove.

Storace Questa resina proviene dal Liquidambar orientalis Liquidambar stymcflua. Anch’esso è un ottimo conservante per profumi e ne bastano piccole quantità per mantenere fresche a lungo le altre essenze nelle miscele. Gli egizi lo consigliavano per prendere sonno e insieme ai popoli della Mesopotamia lo chiamavano “miniaki”, che significa profumo delle feste. Lo storace nero, una volta bruciato, emana un intenso odore balsamico, resinoso, floreale, femminile, dolce come la cannella e leggermente erbaceo, conferendo così alla miscela una nota sensuale e seducente. Benchè bruciato da solo abbia un aroma decisamente troppo forte, lo storace migliora decisamente se combinato con altre essenze; anche a livello sottile si consiglia di aggiungerlo a miscele per potenziare gli altri ingredienti. Viene usato nei rituali di accrescimento, conoscenza e spiritualità, ma anche (e in questo caso soprattutto quello nero) per neutralizzare le influenze negative che colpiscono il benessere materiale. A livello planetario è considerato in sintonia con Saturno.

Galbano Nasce dalle piante di Ferula gummosa, F. rubri cauli, F. galbaniflua e F. kokanika ed è una oleoresina. Questa sostanza aromatica  si presenta come una massa densa e collosa, che va modellata in minuscole sferette, non più grandi di capocchie di spillo; la loro combustione produce un aroma grave, dolce, verde e balsamico, un profumo di fogliame e di bosco. Plinio del galbano scriveva che esso possedeva la proprietà di fissare gli altri profumi. Era una delle sostanze da fumigazione più diffusa in Mesopotamia, e nella tradizione ebraica era inclusa negli ingredienti per la miscela del tempio. La tradizione esoterica lo indica come capace di stimolare le forze psico fisiche, di donare coraggio, di mantenere focalizzate le nostre energie e la volontà sull’obiettivo prefisso; viene usato inoltre nei rituali di protezione e di restituzione al mittente.

Copale Si tratta in realtà di una resina sub-fossile -che spesso viene confusa con l’ambra- di cui esistono alcune varietà. In effetti si tratta di un’ambra molto giovane che ha appena avviato il suo processo di fossilizzazione; si distingue dall’ambra vera e propria per il colore lattiginoso e opaco della varietà bianca, la più diffusa (e per il fatto che il copale è solubile in alcol e benzina mentre l’ambra no). Il copale viene prodotto a partire da più specie vegetali: da alcune si ricava il copale bianco (Bursera jorullense, Hymenaea verrucosa, Protium crassipetalum ), ma esistono anche quello dorato (Icica icicariba) e nero (Bursera microphylla, Bursera graveolens, Agathis dammara); le diverse piante si trovano in diverse parti del mondo e per questo ha tanti nomi quante le aree che lo ospitano (Zanzibar, Madagascar, Messico, Filippine, Brasile…). E’ caratterizzato da un profumo chiaro, leggero, fruttato, e dalle note limoncine talvolta speziate, per questo è considerato un incenso solare. La sua fragranza ha un effetto purificatore e stimolante delle attività mentali e spirituali, aiuta a mantenere stati di salute e vitalità. La letteratura indica che rientra anche nelle miscele per meditazione e per propiziare l’amore universale, ma personalmente l’unica nota che vorrei aggiungere dire è che a me mette un’allegria immensa.

Copale nero, detto anche della notte, è la varietà sicuramente più pregiata e il profumo che sprigiona è mistico, balsamico, avvolgente. Si ritiene che sia in grado di mettere in contatto con i recessi più nascosti e oscuri dell’anima, per cui trova impiego negli incanti di accrescimento personale, conoscenza, chiarezza mentale. 

Mastice detta anche lentisco o resina pistacchio, il mastice si ricava dalla Pistacia Lentiscus. Si presenta composto di sferette giallo chiaro o trasparenti che bruciando emanano un profumo agrumato, leggero, balsamico e fresco che purifica e rischiara la mente. Il lentisco è particolarmente indicato per stati meditativi e contemplativi, viene usato come aiuto nella divinazione poichè si ritiene in grado di stimolare le capacità di chiaroveggenza e di ricevere visioni,; viene consigliato anche per viaggi astrali, evocazioni ma anche negli incanti che favoriscono il successo o vogliono potenziare la nostra volontà e determinazione.  E’ considerata una resina di natura lunare. In oriente e nordafrica era considerato un potente afrodisiaco.

Sangue di Drago Questa resina viene ottenuta per essudazione dalle spaccature naturali e/o da incisioni artificiali di tronco e rami di diverse specie di pianta, del genere Dracena, e si ritiene che il primo sangue di drago fosse stato ricavato dalla Dracena Cinnabari o Dracena Draco pianta endemica dell’isola di Socotra, nell’Oceano Indiano, tra lo Yemen e la Somalia. L’albero della Dracena è una creatura tra le più imponenti e maestose che si possano ammirare, è un’albero di grande forza e bellezza. Sull’isola si Socotra il sangue di drago è tuttora considerato una sorta di panecea universale. La tradizione vuole che il sangue di drago sia una delle resine più potenti in circolazione, e il suo colore rosso -a metà tra il rosso rubino e il rosso sangue (a volte è quasi violaceo) un colore caldo e pieno di vita passione e istinto- invita ad utilizzarlo a livello sottile per tutto quanto riguarda l’amore, la passione e la sensualità,  ma è altrettanto adatto efficace nella purificazione volta a restituire vitalità e speranza e nei rituali di bando, allontanamento e attacco. Nella magia Hoodoo viene usato nelle mani mojo per attirare denaro e amore, inoltre è impiegato come incenso per ripulire i luoghi da presenze o influenze negative.  Insomma il sangue di drago risponde a tutte le esigenze più antiche, primarie ed elementari dell’uomo: l’amore e il sesso, la difesa/attacco, la rigenerazione… Naturalmente è associato al pianeta Marte. Ogni tanto si possono trovare i cosiddetti cuori di drago, che sono delle sfere (di solito più grandi di un pugno) di resina pressata e sono considerati amuleti di enorme potenza, si dice portino grandi fortune e benedizioni a chi li possiede. (Con quello che costano aggiungerei: e ti credo!!)

Assafetida la resina di assafetida si ricava dal latte indurito della radice della omonima pianta, la Ferula assa-foetida; il nome già presagisce l’odore penetrante e sgradevole, in grado di allontanare qualsiasi elemento sgradito. E’ quindi ritenuta la più efficace alleata negli incanti di bando, allontanamento e attacco, così  come anche nella purificazione profonda e l’esorcismo.

Resina di Pino Amo, amo, amo il profumo della resina di pino, insieme alla mirra è il mio preferito. Questa era una delle resine più utilizzate in tutto l’antico Egitto, dove veniva inclusa praticamente in ogni miscela combustibile, ma anche senza andare tanto lontano, già in età romana le pinete erano oggetto di un’attività economica molto importante, poichè da essi si ricavava resina, trementina e pece. Come le altre, anche la resina di pino si ricava a partire da incisioni praticate lungo il tronco. Questa resina usata in piccole quantità è un ottimo potenziante, aiuta a connetterci alla natura e dona gioia e vitalità. Come la pianta da cui proviene, diffusa soprattutto nelle aree mediterranee, che è simbolo di forza, la sua resina è come un invito alla primavera ad entrare nelle nostre vite, il suo profumo porta calore, guarigione, vitalità e salute. Ha anche proprietà di purificazione profonda e per secoli è stata impiegata con successo per ripulire l’aria e le energie degli ambienti dove aveva vissuto un malato, in modo che la malattia fosse definitivamente sconfitta e non potesse più tornarvi. Negli incensi si possono includere la resina, così come le gemme, che contengono molto olio essenziale.

Radice di Iris o Ireos In antichità si riteneva che la combustione di questa radice guidasse i defunti nel loro passaggio al mondo dell’aldilà. La tradizione la ricorda per la sua capacità di propiziare i contatti con i piani sottili e la consigli prima di dormire per ricevere sogni profetici; essa risveglia inoltre le energie benefiche e favorisce la guarigione da malattie nervose, o da ferite molto profonde. Combinata ad altre resine è in grado di ripulire l’aura e allontanare energie negative. Come si intuisce dal nome è sacra ad Iris, la dea dell’arcobaleno, ma la parola significa anche “messaggero” poichè i miti raccontano che proprio sotto forma di arcobaleno la dea portasse agli uomini i messaggi degli dei.

Tutte le resine citate,eccetto il Galbano,sono acquistabili sul nostro sito www.oroboro.eu nella sezione incensi e bruciatori.

Tratto dal blog capellidistrega

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