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Il Blog di Oroboro

Spiriti di Dicembre : Re Quercia e Re Agrifoglio

La lotta fra i Re dell'Anno
Fin dai tempi più antichi i popoli pagani hanno prestato grande attenzione e interesse per i cambiamenti stagionali dell’anno, che si alternavano e ripetevano continuamente in un eterno ciclo di Vita, Morte e Rinascita. Questo perché la loro vita dipendeva essenzialmente da essi e conoscerli permetteva loro di conviverci, di sfruttarne le qualità ma, soprattutto, di riuscire a coltivare la terra per nutrirsi, rispettando i tempi adatti per la semina, la crescita, il raccolto e il riposo. 

Esistono, ad oggi, un’infinità di miti e leggende riguardanti questi cicli di fertilità, legati a solstizi ed equinozi, ma possiamo dire che la caratteristica che li accomuna tutti è la consapevolezza dell’esistenza di due principali forze opposte, che si combattono eternamente e che regnano sulla terra per un determinato periodo. 
Queste due forze altro non sono che la Vita e la Morte, così come la Luce e l’Ombra, l’Azione e la Passività o, se applicate alla Terra stessa, il tempo di Fertilità e di Sterilità, ovvero L’Estate e l’Inverno. 

Attraverso la mitologia, a rappresentare queste forze opposte seppur complementari, troviamo due Divinità maschili, raffigurate da alcune tradizioni pagane, sopravviventi ancora oggi, come il Re Quercia e il Re Agrifoglio. Questi Re si sfidavano due volte l’anno, per ogni anno, e uno dei due veniva alternativamente sconfitto dall’altro, che otteneva così la vittoria e la supremazia sulla Terra fino alla sfida successiva. 

Questi scontri avvenivano nei due momenti del ciclo annuale in cui il Sole era al suo massimo e al suo minimo splendore, ovvero durante i solstizi, simboli della massima potenza di una forza sull’altra, ma allo stesso tempo dell’inizio del suo decadimento. 

Il Re Quercia rappresentava quindi la forza positiva e l’azione e, sconfiggendo il Re Agrifoglio al solstizio d’inverno, assicurava la rinascita della luce fino al solstizio d’estate, il suo massimo splendore; il Re Agrifoglio, invece, rappresentava la forza negativa e la passività e, sconfiggendo il Re Quercia al solstizio d’estate, assicurava il ritorno dell’oscurità, la morte apparente della Natura e il suo riposo, fino al solstizio d’inverno. 

Entrambe queste figure sono indispensabili e necessarie e non potrebbe mai esservi la vittoria definitiva di un Re sull’altro perché questo comporterebbe senz’altro la distruzione del mondo. Ciò che invece è importante è l’equilibrio perfetto tra le parti. 
Essi sono luce e buio, gemelli e parte l’uno dell’altro, ma in eterna lotta. Ed è proprio questa lotta tra i due opposti, questa tensione che si crea tra le due parti, che produce il cambiamento, la trasformazione e la generazione di nuova vita da parte della Madre Terra. In questa, come in molte altre interpretazioni mitologiche del ciclo della fertilità, si trovano costantemente i sacrifici di figure di re o di divinità maschili che, tra l’altro, nei tempi più antichi, venivano applicate nel vero senso della parola quando un uomo, che spesso era veramente un re o un esponente della tribù, si faceva immolare in nome di un Dio, diventando in questo modo il Dio stesso. 

Raramente, però, si trovano sacrifici da parte di una qualche divinità femminile. La Dea, infatti, è eterna e senza tempo, e veglia sui combattimenti delle due forze semplicemente mutando il suo aspetto in base a chi conquista la momentanea vittoria. 
Questo triangolo divino, tra due forze che si contendono il regno e il favore della Dea, e la Dea stessa, viene spiegato chiaramente nei miti della cultura celtica.  Per la concezione celtica il Tempo, inteso come il succedersi lineare di giorni, anni e millenni, sarebbe dominato dal principio del Dio, che interpreta il ciclo stesso di Vita, Morte e Rinascita venendo alla luce dal grembo della Dea, vivendo al suo fianco e morendo tra le sue braccia, per poi rinascere di nuovo dal suo grembo; ciò che sta al di là del Tempo, e che quindi è eterno, invece, sarebbe dominato dalla Dea, che presiede ai cicli e non muore mai -non per altro l’Altromondo, il luogo oltre le nebbie che si raggiunge dopo la morte e in attesa della rinascita, è la dimora della Dea. 

La divisione del ciclo annuale in due parti, ovvero quella attiva e quella passiva, sono rappresentate da due volti del Dio stesso, Cernunnos e Maponos, ai quali la Dea dona alternativamente le sue attenzioni. Il primo rappresenta il Dio dell’Inverno, più maturo e silenzioso, ma di grande saggezza; il secondo il Dio dell’Estate, più giovane e affascinante, brillante e forse più impulsivo, ma di grande passione. 

In ogni ciclo Maponos conquista l’amore della Dea, con cui si unisce nella festa di Beltane, e poi, a Samhain, muore, portando con sé il calore e la luce. Da quel momento in poi la Dea torna dal suo primo amante Cernunnos e, al suo fianco, nell’apparente morte dell’anno, Ella rinnova la Terra. Dal suo ventre però Maponos rinasce in inverno e dà inizio ad un nuovo ciclo.
 
La Dea è quindi la Regina, la Sovranità che accorda il suo favore ad uno o all’altro Dio, permettendo così che si crei il movimento e l’equilibrio adatto perché la vita possa esistere. 

I miti riguardanti questo conflitto tra due parti, nato per amore di una donna, sono innumerevoli e tutti nascondono un significato più profondo legato, per l’appunto, ai cicli di fertilità della Terra. Alcuni spunti si trovano, per esempio, nei Mabinogion, in cui Pwyll combatte contro Gwawl (“scintillante”) per conquistare i favori di Rhiannon; Arawn, Signore dell’Annwn (l’Altromondo) deve sconfiggere Hafgan (“estate”, “bianco”) per evitare l’inaridimento e la distruzione del mondo; Gwin ap Nudd (che risiede sotto al Tor di Glastonbury, probabilmente l’antica Avalon) e Gwthyr ap Greidawl (“lucentezza”) sono rivali ed entrambi vogliono ottenere la mano della bellissima Creiddylad. 

Un’altra vicenda simile, inoltre, è quella insita nella storia di Re Artù, che vede la nascita di un triangolo amoroso tra lo stesso Re (il sovrano maturo, l’inverno), Ginevra (la Regina) e Lancillotto (il brillante guerriero che conquista la Regina, l’estate). Qui la bellissima Ginevra è colei che crea la tensione fra i due personaggi e che quindi pone le basi per il cambiamento e per il rimescolamento e la trasformazione di ciò che altrimenti sarebbe stato stabile e improduttivo. Ella è la Sovranità e la Terra stessa, per la quale i guerrieri combattono e si sacrificano. 

La differenza che si può notare tra le prime due figure di archetipi divini, il Re Agrifoglio e il Re Quercia, e le altre due, Cernunnos e Maponos, ovvero il Re dell’Inverno e il Re dell’Estate, è il momento in cui questi re conquistano il favore della Dea e il regno sulla terra. I primi due infatti si combattono durante i solstizi e portano la loro influenza, negativa o positiva, in modo graduale, iniziando proprio nel momento in cui il loro opposto è al pieno della sua potenza, mentre gli altri due si presentano attivamente quando il mondo materiale e quello spirituale sono più vicini e i risvolti delle stagioni sulla terra sono già visibili, a Samhain e a Beltane. 

Questa differenza è tuttavia un punto abbastanza trascurabile e secondario, mentre l’importanza principale va data alle forze opposte, quale che sia il nome che si voglia dar loro, e a ciò che crea il conflitto fra esse e il passaggio dall’una all’altra, interazioni peraltro appartenenti non solo alla terra e ai suoi cicli di fertilità ma anche a noi stessi. Noi, infatti, cercando l’armonia con le piccole e grandi forze del mondo esteriore scopriamo che il nostro mondo interiore non è poi così diverso e che ogni sua parte va apprezzata sempre. Solo così facendo si scoprirà che trovare l’armonia con i cicli della terra può anche avvicinare alla conoscenza e all’ armonia dei nostri cicli interiori. 
Un gran passo per il nostro benessere sia fisico che spirituale. 

Fonti: 

A Witches’ Bible, di Janet e Stewart Farrar 
Feste Pagane, di Roberto Fattore 
Il Tempo dei Celti, di Alexei Kondratiev 
I Mabinogion, di Evangeline Walton 
Ladies of the Lake, di Caitlìn e John Matthews 


Articolo scritto da Violet. 
Pubblicato su I Quaderni dell'Ynis Afallach Tuath -Yule 2005

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