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Il Blog di Oroboro

Spirito di Novembre : Will o' the Wisp il Fuoco Fatuo

I fuochi fatui nei racconti reiterati erano perlopiù fiammelle che si muovevano infestando le vicinanze dei cimiteri, oppure che inseguivano i malcapitati viaggiatori notturni tra le paludi e gli acquitrini, fino a portarli a morte certa.

Il loro comportamento bizzarro faceva presupporre una qualche intelligenza perversa, attribuita ai folletti o alle anime dei morti (dannate a un purgatorio in Terra, che stava a cavallo tra il mondo pagano e quello in via di cristianizzazione).

A seconda delle regioni in cui si manifestava o in cui se ne raccontava, questo spirito, anzi, sarebbe più corretto dire questi spiriti, perché si manifestavano in tante forme diverse, sono conosciuti con molti nomi: Billy-wi’-t’-wisp, Hobbledy’s-lantern (un boggart, cioè un brownie, uno spirito dispettoso, che si comporta come un poltergeist), Hobby-lantern, Jenny-burnt-tail, Jenny-wi’-t’-lantern, Kit withthe canstick (o candlestick), Jacky Lantern e Joan the wad (vecchi spiriti rugosi che inducono i viaggiatori a smarrirsi, ma che probabilmente, se adeguatamente invocati, possono guidarli per la giusta via), Kit-in-the-candlestick, Kitty-candlestick, Kitty-wi’-the-wisp, The Lantern Man, Peg-a-lantern, Will o’ the Wykes

Come si vede, sono tutti nomi che si riferiscono a qualcuno che porta un lume o una lanterna. In ogni modo, il nome più diffuso di questi spiriti nella tradizione inglese sono Will o’ the Wisp, abbreviazione del ben più antico Will of the Wisp, e Jack-o’-Lantern. Il primo, tipico delle zone centrali dello Shropshire, nasce grazie ad una vicenda narrata da K. M. Briggs nel suo libro Un dizionario di Fate. Questo racconto narra la vita del malvagio fabbro Will che, giunto alla fine dei suoi giorni, ricevette una possibilità di redenzione da San Pietro, alle porte del Paradiso. 

Ma essendo una persona talmente malvagia da essere incapace di porre rimedio ai propri errori, per punirlo delle sue ripetute malefatte venne condannato a vagare per sempre sulla Terra, con l’unico conforto di un misero pezzo di carbone luminoso, che gli avrebbe permesso di scaldarsi e, al tempo stesso, cercare la via della redenzione. Ma Will, crudele in morte tanto quanto lo era stato in vita, avrebbe usato quello stesso pezzo di carbone per attirare le sue vittime in fittissime foreste e maleodoranti paludi, conducendole alla morte per puro divertimento.

Una versione irlandese della stessa storia, invece, narra le vicende di un certo Jack – da cui il secondo nome di questa creatura – un ubriacone che tentò con successo di ingannare il diavolo, per saldare un suo enorme debito in un locale e che, a causa dei suoi comportamenti a dir poco discutibili, venne bandito sia dal Paradiso che dall’Inferno, costretto quindi a vagare per l’eternità tra gli uomini con l’unico conforto della luce di una lanterna.
A queste storie, se ne affiancano altre un po' meno conosciute: troviamo dunque Peg-a-Lantern in Lancashire, Jenny-with-the-Lantern in Northumbria e nello Yorkshire, Spunki in Scozia e HobbyLantern in Hertfordshire, nel Warwickshire e in Gloucestershire.
Nel folklore gallese, addirittura, non si tratta nemmeno di una vera e propria creatura, ma soltanto di una luce chiamata "fuoco fatato", trasportato dal folletto Pwca, che lo utilizzava per condurre i viandanti in mezzo alla nebbia e alle paludi e lì abbandonarli, condannandoli a vagare in eterno senza alcuna possibilità di ritrovare la strada di casa.
Come è evidente, quindi, in ogni zona dell’Inghilterra, qualunque nome gli venga attribuito, questa è una creatura malvagia o dannata, il cui principale passatempo è far perdere la gente in territori ostili, condannando quindi chiunque ad una morte quasi certa e, in molti casi, generando così un nuovo fuoco fatuo che accompagnerà il primo nelle sue malefatte, rendendolo sempre più potente e temibile col passare del tempo.
Secondo la cultura folkloristica dell’Inghilterra sud-occidentale, questi esseri prendono il nome di Hinkypunk e altro non sono che gli spiriti dei morti deceduti per cause "soprannaturali", intendendo con questo termine qualunque dipartita, fosse per omicidio, suicidio o banale malattia, di cui non si fosse riuscita a capire la causa.
Eppure, non per tutte le popolazioni vale la stessa cosa, in Danimarca, Finlandia, Svezia, Lituania ed Estonia, a questa creatura viene dato il particolarissimo nome di Lygtemænd (letteralmente uomo-lanterna) e, contrariamente alle tradizioni anglosassoni, si tratta soltanto di un piccolo folletto che, nei periodi autunnali, si diverte a sotterrare grandissimi tesori, in zone paludose o persino sul fondo dei laghi, accendendo poi una fiamma sopra il luogo prescelto e dando così la possibilità ad un fortunato passante di arricchirsi oltre ogni immaginazione.

In Guernsey, un’isola davanti alla costa francese, invece, il fuoco fatuo prende il nome di FeuBoulanger. Si tratterebbe, in questo caso, di un’anima perduta, probabilmente appartenuta a persone, in particolar modo infanti, morte senza aver ricevuto il Battesimo e costrette quindi ad un'esistenza priva di pace sulla terra. Si racconta che due siano i metodi per poter donare un po' di requie a questi esseri sventurati: il primo consiste nel rivoltare il proprio cappello o il proprio mantello, in modo da far perdere l'anima al suo interno. Il secondo, forse più crudele ma sicuramente definitivo, impone di piantare nel terreno un coltello, con la lama all'infuori, in modo che il Feu possa suicidarsi e liberarsi così per sempre dalla sua maledizione.

Persino in Giappone, si parla di questo strano fenomeno, chiamato generalmente Hitodama (sfera umana) e legato molto spesso al mito del Kitsune. Questi piccoli globi luminosi sembrano essere simboli di estrema sfortuna, e chiunque dovesse vederli sarebbe condannato a morire, o a perdere qualcuno di estremamente caro, nell'arco di brevissimo tempo.
Le origini cinesi del fuoco fatuo, invece, sembrano essere di natura meno fantasiosa e molto più realistica. Alcuni documenti, infatti, sostengono che il sangue sparso sul terreno durante le battaglie assuma un intenso colore fosforescente, dando quindi l’impressione di piccole luci sparse nell’aria. Il più grande sostenitore di questa teoria è Wang Ch’ung, uomo che, non essendo minimamente superstizioso, spiega nel suo libro Lun-heng come questo fenomeno fosse dovuto al processo di decomposizione dei cadaveri.

Anche in Italia ci sono tante antiche tradizioni e leggende associate ai fuochi fatui.

Nella prima metà del ‘700 lo studioso bolognese Iacopo Bartolomeo Beccari, professore di fisica all'Istituto di Scienze ed Arti di Bologna, si aggirava nelle campagne a caccia di fuochi fatui che in quei luoghi venivano comunemente chiamati cularsi. Già allora l'origine di quel nome si era persa: a suo parere si trattava dello stesso nome dato ad una specie di uccelli.

Con molta probabilità invece l'origine di questo termine è da ricercarsi in tempi più lontani e nell'ambito del folklore gallo-celtico.
Infatti i cularsi hanno nomi abbastanza simili un po’ in tutta l'Italia del nord (Culés, Culéis, Cúarz, Cúas, Cúlas, Cúlaz, e Cúlarz) e soprattutto in diverse regioni della Francia (Culards, Culots, Culâ, Cubâ).

E questo per restare solo ad uno dei tanti nomi popolari dei fuochi fatui, poiché ne esistono molti altri, in tutto e per tutto intercambiabili, nelle stesse regioni: Lümera, Lumazza, in Italia, Sotré, Lumerette o Lanternotte, in Francia.
Le piccole luci colorate, a volte simili a lucciole, erano chiamate Lusuri, e si racconta fossero delle trasformazioni di entità fatate. Si credeva infatti che gli abitanti dei mondi sottili sapessero trasformarsi in luci e che, in tali sembianze, andassero a visitare quegli umani che, per qualche motivo, erano ritenuti interessanti.

A volte erano le persone buffe o maldestre che, proprio grazie a queste qualità, divertivano a tal punto i Lusuri che li si poteva vedere muoversi all'impazzata come se fossero scossi da risa irrefrenabili; altre volte erano le persone particolarmente sensibili che ricevevano, da queste visite, fortuna e gioia.

Ancora oggi, può accadere che gli esseri fatati si manifestino in forma di piccole o grandi luci, a volte bianche ed a volte colorate, nel mondo degli uomini, i quali però non sono più in grado di conoscere o riconoscere la causa di tali manifestazioni, dandone una spiegazione scientifica.
Vengono talvolta chiamati Folletti del Lanternino gli spiriti collegati al fenomeno dei fuochi fatui o, molto raramente, al fuoco di Sant'Elmo (fuoco che scaturisce da strutture alte e appuntite, come alberi maestri, guglie, ciminiere, e che prende il nome da Sant'Erasmo di Formia, detto anche Sant'Elmo, patrono dei naviganti). Sono detti anche: Spiriti del Lanternino, Nani del Lanternino, Omini del Lanternino, Fiammette, Fiammella sacra ecc.

Nelle Valli di Lanzo (in provincia di Torino) numerosi sono i piloni e le nicchie eretti sui sentieri, soprattutto in Val di Viù, a ricordo di persone scomparse misteriosamente oppure di fatti strani accaduti agli abitanti della valle. I piloni sono considerati anche luoghi magici o di potere, infatti alcuni studiosi sostengono che al di sotto di queste costruzioni ci siano falde acquifere ed incroci di vie d'acqua. Uno di questi piloni è quello dedicato a San Martino (Mezzenile, TO), situato vicino al Camposanto e dal quale si dice partisse il "corso dei morti" e proseguisse fino al torrente Stura. Del "corso dei morti" parlano i fratelli Milone, che raccolsero notizie su ciò che accadeva nelle Valli di Lanzo. Sotto forma di fiammelle, le anime purganti "nel cuore della notte compivano lunghi giri sui pendii dei monti, si fermavano ai piloni, entravano nelle cappelle e ritornavano perlopiù nel cimitero, donde erano uscite" (G.e P. Milone, Notizie delle Valli di Lanzo, 1911).

In Trentino, una bella leggenda accompagna Piubago, un paese perso nel tempo e pur tuttavia mai dimenticato.
Tra Tonadico e Siror, in località Falzeni, nella Valle di Primiero, sorgeva un tempo Piubago, piccolo paesino che secondo la tradizione è il più antico della valle. Tra il 1114 e il 1117 un terremoto e un'inondazione del torrente Làzer portarono morte e distruzione. Di Piubago non rimane nulla.
Dopo la distruzione del paesino, la popolazione superstite si sarebbe trasferita nella zona in cui oggi sorge Tonadico, ma girovagando di notte nei luoghi in cui sembra sia esistito il paese, si dice sia possibile scorgere dei lumicini che vagano senza meta per le campagne che hanno preso il posto dell'antico paese.

Fantasmi? fuochi fatui?
La leggenda dice che quei lumicini altro non sono che gli spiriti senza pace dei tanti annegati, che da secoli vagano nella notte alla ricerca della chiesetta di San Giacomo, unico edificio che resistette alla furia distruttiva dell'acqua, che ancor oggi si può vedere e le cui mura perimetrali vennero riportate alla luce nel 1983.
Secondo altre testimonianze, invece si tratterebbe dei defunti di Piubago che, già morti, avrebbero interrotto il loro sonno eterno e da allora continuerebbero, senza sosta, a cercare le tombe nelle quali riposavano prima che gli eventi naturali li disturbassero.
Si dice che Piubago non sia mai esistito, eppure uno studioso di storia trentina è certo che nella campagna che unisce Siror e Tonadico furono trovate rovine di case, vari utensili e una campana che recava l'iscrizione "Anno Domini VVV", che si ritiene significhi M (anno mille).
La campana fu custodita per molto tempo nel palazzo Scopoli, a Tonadico, e quindi fusa per ricavare la campana maggiore della chiesa di Fiera di Primiero; tutt'oggi compare nello stemma del comune di Siror 

Tratto dal bellissimo blog damadiavalon..blogspot

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