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Spirito di Febbraio : Il Domovoj

Il Domovoj è un inquilino segreto della casa di cui è anche il segreto padrone. Ogni isba ha il suo Domovoj. I contadini lo chiamano in vari modi: spesso “padrone” o ancor più spesso “nonnino”. Questo titolo particolarmente rispettoso significa che evidentemente il Domovoj risale, in una lontana antichità primordiale, all’antenato divinizzato del clan, all’avo della famiglia. In altri termini, il Domovoj prolunga la religione legata al culto degli antenati che diventano i protettori della famiglia e preservano la casa e il focolare. Per questo motivo il Domovoj stabilisce normalmente il proprio domicilio accanto al focolare. Nell’isba contadina egli vive sopra la stufa, o dietro, o sotto di essa. Dicono che non ami gli specchi e i caproni.
 
Tutti i gatti lo vedono e lui adora giocare con loro. Se il gatto corre per la casa vuol dire che il Domovoj gioca con lui.

In Russia c’era un’usanza che testimonia il ruolo di fondatore della famiglia proprio del Domovoj. Questa usanza legata al rituale nuziale coinvolgeva le due famiglie sul punto di unirsi. I pronubi, incaricati della proposta di matrimonio, entrando nella casa della ragazza dovevano innanzitutto appoggiare le mani sulla stufa. Con questo gesto essi si affidavano alla protezione del dio tutelare dell’altra famiglia, il Domovoj. Poi, in segno di consenso, la findanzata scendeva dalla stufa. I genitori, per dare la loro benedizione alle nozze, si sedevano accanto alla stufa. E quando la giovane sposa entrava per la prima volta nella dimora dello sposo, anch’essa doveva per prima cosa toccare con la mano la stufa; dopo di che, le si faceva compiere un giro attorno al focolare domestico. Era un rito di ammissione alla nuova casa e alla nuova famiglia.
 
Quindi essa offriva dei doni al Domovoj o, più precisamente, gli offriva dei piccoli “sacrifici” che variavano a seconda delle regioni e dei governatorati. In Ucraina la giovane sposa gettava un gallo sotto la stufa; in Bielorussia la cintura o una collana di ciambelle. In altre zone deponeva del pane sulla stufa. Tutti questi riti significavano che la giovane sposa entrava a far parte di un nuovo clan, diventava membro di una nuova famiglia e si metteva sotto la protezione dell’invisibile padrone.

Il Domovoj ha l’aspetto di un vecchio con la barba bianca e la capigliatura irsuta. E’ interamente coperto di una morbida peluria. Perfino le piante dei piedi e le palme delle mani sono coperte di peli. Lo sappiamo perché d’inverno lascia spesso l’impronta dei piedi nella neve attorno alla casa. Ha anche l’abitudine di passare affettuosamente la palma villosa sul viso di questo o quel membro della famiglia, che avrà l’impressione di essere stato sfiorato da una pelliccia di zibellino. E’ un buon segno. Ma il Domovoj, essere invisibile, si mostra molto raramente all’uomo. Talvolta, prima di una disgrazia, per prevenire i padroni di casa. Però anche se nessuno vede il Domovoj, la sua presenza nella casa si avverte costantemente. Lo si sente talvolta piangere e lamentarsi a bassa voce e anche parlare in quel suo modo tipico, a scatti. La notte può capitare di sentirlo aggirarsi per la casa, o agitarsi dentro la stufa o far baccano con le stoviglie.

In casa egli assolve il ruolo di coscienzioso guardiano proteggendo non solo le persone ma anche il bestiame e gli animali da cortile. Mette in guardia contro eventuali pericoli e, in generale, si adopera perché tutto in famiglia vada per il verso giusto. Ama i cavalli e di notte va a trovarli nella scuderia. Quando un cavallo gli piace in modo particolare, lo cura, lo striglia, gli dà un supplemento d’avena e talvolta gli annoda perfino la coda o la criniera in piccole trecce. Prima di acquistare un cavallo, gli si chiede se ha delle preferenze riguardo al colore e il Domovoj risponde. Un tempo i contadini tenevano gli animali appena nati (vitelli, agnelli) nell’isba. Quando li trasferivano dalla stalla o dall’ovile, li costringevano ad infilare la testa per un momento nello sportello della stufa, e questa procedura aveva un nome specifico: si “affamigliava” l’animale, vale a dire lo si ammetteva in famiglia, estendendo anche su di esso la protezione del Domovoj.

Di tutte le divinità contadine inferiori, il Domovoj è il meglio disposto nei confronti degli uomini. Non per niente veninva chiamato Dobrozhil o Dobrochot: da “dobro”, bene. Egli non veniva mai assimilato alle forze maligne e ai demoni. I Domovoj costituiscono una specie particolare e distinta.
Ma per quanto buono, il Domovoj è anche un vero burlone. Ama scherzare, giocare dei tiri mancini e divertirsi, un po’ perché si annoia e un po’ perché è fatto così. I suoi scherzi sono in genere innocenti. Di notte fa il solletico o pizzica questo o quel membro della famiglia lasciando sul corpo del dormiente dei lividi che però non fanno male. Gli capita anche di abbandonarsi con tutto il suo peso sul petto del dormiente. Ma non è tutto: se in casa un oggetto che fino a un momento prima avevi sotto il naso sparisce improvvisamente, è inutile cercarlo, è il Domovoj che si diverte. In questi casi, la cosa migliore è rivolgersi al Domovoj stesso con la formula:

Domovoj, Domovoj, gioca quanto vuoi, ma poi ridammelo!

Poi, come punizione, bisogna annodare una corda immaginaria e legare il Domovoj (con un’azione naturalmente anch’essa immaginaria) al piede di un tavolo o di una seggiola. Di lì a poco il Domovoj restituirà l’oggetto smarrito. Quando si è “legato” il Domovoj non bisogna cercare l’oggetto: lo si ritroverà in modo inatteso nel posto più impensato oppure lì dove lo si era lasciato ma non lo si poteva più vedere. Ma non bisogna dimenticare, dopo aver recuperato l’oggetto, di liberare il Domovoj. Altrimenti si offende e potrà vendicarsi crudelmente della mancanza di rispeto che avremo manifestato nei suoi confronti.

La figura del Domovoj russo combina certe caratteristiche del saggio vegliardo, che sa tutto e si cura di ogni cosa, con quelle del bambino. Questa combinazione è molto significativa. Il Domovoj incarna il popolo nella sua antichità storica e nella sua perpetua giovinezza. Incarna il focolare nel quale nasce, vive, muore e rinasce l’uomo. E’ per questo motivo che il Domovoj è legato all’abitazione ancor più stabilmente dei suoi abitatori e padroni umani, reali certo, ma temporanei. Il Domovoj è l’ospite principale della casa perché vi risiede inmodo permanente dall’inizio alla fine dei tempi. Quindi egli è più legato alla casa in sé che ai suoi inquilini. Conseguentemente, ogni trasloco comporta dei problemi. Se ci si dimentica di portar via con sé il Domovoj, egli resterà presso il vecchio focolare, anche se l’isba crolla e anche se non c’è cosa al mondo ch’egli ami e apprezzi di più di una bella stufa calda.
Ma per portarselo dietro c’è tutta una procedura. Il Domovoj fa le bizze e non vuole saperne di lasciare la vecchia casa.
 
I contadini che traslocano devono quindi escogitare qualcosa per rabbonirlo e convincerlo: trattarlo dolcemente e offrirgli dei piccoli regali è un sistema infallibile. Sarà sufficiente una crosta di pane spolverata di sale, o delle strisce di stoffa di vari colori con le quali gli piace giocare o del tabacco da fiuto per il quale stravede. Si può anche allettarlo proponendogli una scodella di semolino purché acconsenta a trasferirsi nel nuovo alloggio. A questo punto lo si infila in un sacco e lo si porta nella nuova casa. Naturalmente questa azione è immaginaria, come quella di legare il Domovoj alla gamba di un tavolo. E’ semplicemente teatro, con una eco di funzioni e influssi magici. Per trasportare il Domovoj da una casa all’altra, gli si può invece proporre, a guisa di vettura o carretta, una scarpa vuota, recitando dolcemente:

Padrone-guardiano, entra, non t’agitare, non resti senza casa, non lasci il focolare.

(tratto da: "Ivan lo scemo. Paganesimo, magia e religione del popolo russo" di Andrej Sinjavskij)

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