Candele in pura cera d'api e artigianato esoterico  - Messaggio aziendale
Il Blog di Oroboro

Spiriti di Dicembre : Norne,Parche,Moire

Presso la fonte di Urdarbrunnr,
vivono le Norne,che tessono il filo del destino dei mortali.  Da quel luogo vengono donne,di molto sagge,tre,da quello spazio che sotto l'Albero si estende.  Ha nome Urdhr l'una,Verdhandi l'altra;
-sopra una tavola incisero Rune- Skuld quella ch'è terza.
 
 
 
 
Queste decidono la Legge,queste scelgono la Vita,per i viventi nati,le sorti degli uomini.
Cit. da Il Canzoniere Eddico
 
Le Tre Sorelle del Wyrd erano comuni a tutte le culture nell’antica Europa occidentale: venivano chiamate le Tre Norne nella cultura scandinava, le Moire nella mitologia greca(Atropo,Cloto e Lachesi) e le Parche in quella romana. La loro immagine è molto forte e peculiare (non esistevano i Fratelli del Wyrd) ed era così diffusa da superare le barriere linguistiche tra i vari ceppi tribali.
Perciò possiamo concludere che i Greci, i Romani e gli europei nordoccidentali condividevano alcune idee fondamentali su queste tre figure fondamentali onnipotenti attestate almeno a partire da seimila anni fa.

In un antico poema islandese le Norne sono descritte mentre arrivano in un luogo che si chiama Bralund, dove assistono una donna di nome Borghilde mentre dà alla luce il figlio Helgi, un futuro re:

Poi venne Helgi, dal cuore generoso,
nato in Bralund da Borghilde.

Era calata la sera quando giunsero le Norne,
dispensatrici dei giorni futuri per il principe:
il suo destino, predissero, sarà di conquistare la fama
e di essere creduto il più ardimentoso dei re.

Là, nella vasta corte di Bralund
tesserono i fili del suo eccezionale destino:
allungarono i filamenti dorati  e li annodarono sotto la dimora della luna.
In questa visione molto bella e solenne le Sorelle del Wyrd arrivano di notte, alla luce della luna, e predicono il destino del bimbo: Helgi sarebbe diventato famoso come “il più ardimentoso dei re”. Poi tesserono i fili che avrebbero creato lo svolgimento della sua vita, facendo avverare il pronostico sul suo avvenire. Questi fili, che connettono e racchiudono energia, sono immaginati come filamenti d’oro, che per la loro natura e per il modo in cui sono annodati, creano alla nascita uno schema di vita per il neonato. Vengono allungati e annodati “sotto la dimora della luna”.
Questa poetica immagine dorata ci colpisce. Il nostro destino è visto come un intreccio di fibre dorate e scintillanti legate alla luna. Fili d’oro che si allungano dalla sede della luna, forse che si estendono persino dalla singola persona fino alla luna: è una visione in cui il destino di una persona può essere scorto nel cielo notturno, come le esili strisce di luce che si formano quando si guarda la luna con le palpebre socchiuse.
Forse l’ordito del destino era tessuto dell’attrazione gravitazionale della luna; come muove le maree nei grandi oceani, così muove il liquido dei nostri cervelli e dei nostri corpi.L’immagine è inoltre collegata allo svolgimento della vita individuale di ciascuno. La parola anglosassone “gewaef” significa “tessuto” e il vocabolo affine “gewif” significa “fortuna”.
Tessitura e destino, nell’immaginario dei nostri antenati, erano la stessa realtà. Essi immaginavano che nell’indole di ciascuno di noi alla nascita fosse stato creato un ordito che stabiliva il corso della nostra vita e che era stato intrecciato con filamenti dorati dalle Sorelle del Wyrd. L’idea si basa sulla pratica del filare e del tessere che erano aspetti importanti nella vita quotidiana delle popolazioni tribali dell’antica Europa. Certamente questa concezione presenta qualche somiglianza con quella delle tribù Kogi della Colombia, o con i Navajos Nord Americani.
Nei tessuti antichi si usava un linguaggio figurativo altamente simbolico per comunicare miti e leggende. Filare e tessere erano attività investite di poteri magici e in numerosi sacelli neolitici dedicati a una divinità femminile sono stati trovati fusaioli con iscrizioni. Nella cultura dell’antica Europa le Tre Sorelle erano le “tessitrici originarie dell’universo”. Erano anche note come le Figlie della Notte e vivevano in uno spazio sacro in una caverna vicino a una pozza nella quale sgorgava copiosamente acqua pura.
La piscina era alla base dell’Albero del Mondo, dove le Sorelle filavano di notte alla luce della luna. I loro fili formavano i destini degli individui; erano i fili della vita. La creazione, la lunghezza e il termine della vita di ogni individuo ricadevano sotto il loro dominio. Le Parche, le tre sorelle del mito greco, avevano ciascuna una sua funzione: una filava, l’altra misurava la lunghezza dei fili e la terza li tagliava.
È probabile che si credesse che le Sorelle del Wyrd agissero allo stesso modo: una creava i fili d’oro, l’altra li stendeva in maniera che riflettessero e determinassero lo svolgimento della vita e una terza li tagliava e con ciò stabiliva l’estensione di ogni filo e perciò la durata di ciascuna vita. 
Nei miti islandesi una delle tre sorelle si chiamava Urdr, che significa “Wyrd”, svolgimento della vita. Un’altra si chiamava Verdandi, participio presente del verbo verda, che significa “essere” o “divenire”. Forse potremmo chiamarla l’Essere. “Essere” nel Wyrd è uno stato della vita. La terza si chiamava Skuld, che significa qualcosa di dovuto, un debito da saldare, un obbligo da adempiere. Talvolta queste tre grandi forze vengono compendiate sotto la rappresentazione del Fato, dell’Essere e della Necessità. Le sorelle sono responsabili del destino di un individuo alla sua nascita e stabiliscono anche la conclusione della sua vita. Talvolta sono raffigurate come se decidessero il destino degli uomini durante le battaglie. L’obbligo, il debito di Skuld poteva rappresentare la morte… la riscossione dei debiti della vita di ciascuno al momento designato per la morte. In un racconto che si intitola Njal’s Saga ci
si riferisce alla morte come “a un debito che tutti dobbiamo pagare”.
Certamente un aspetto importante deldominio delle sorelle sembra essere quello che esercitano sul termine della vita e questa testimonianza lo conferma. Ma la morte è un debito pagato a chi? L’implicazione avvincente è che la vita sia un dono, o almeno un prestito, che costituisca un debito che abbiamo contratto e che infine onoreremo con la nostra esistenza o meglio con la morte. Le datrici della vita sono le Sorelle del Wyrd e perciò sembra che il debito venga pagato a loro. E poiché le Sorelle del Wyrd rappresentano forze di equilibrio nel cosmo – la Terra e il cielo –, è a questo principio cosmico “che dobbiamo la nostra vita”.

Le Moire nacquero dall’unione fra Notte ed Erebo (Inferno).
Insieme a loro nacquero anche: Vecchia, Morte, Sonno, Discordia, Miseria;  ma aprirono gli occhi alla luce anche: Gioia, Amicizia, Nemesi (Memoria), Pietà e le Ninfe Esperidi, le Custodi della pianta del Pomo d’Oro, dono di nozze di Gea (Terra) ad Era (Giunone).Cloto, Lachesi e Atropo, i nomi delle tre Dee e quest’ultima, delle tre, era la più implacabile.
Vestite di bianco, perché il bianco è il colore del lutto e della morte, reggevano in mano il “filo della vita” di ogni creatura. A filare quel “filo” con il fuso era Cloto, a misurarne la lunghezza, facendolo scorrere tra le dita, era, invecem Lachesi. Atropo, infine, lo recideva con le sue Forbici Sacre quando riteneva fosse giunto il momento giusto.Le Parche (in latino Parcae), nella mitologia romana, sono il corrispettivo delle Moire greche. In origine si trattava di una divinità singola, Parca, dea tutelare della nascita. Successivamente le furono aggiunte Nona e Decima, che presiedevano agli ultimi mesi di gravidanza Figlie di Zeus e Temi, la Giustizia. Esse stabilivano il destino degli uomini. In arte e in poesia erano raffigurate come vecchie tessitrici scorbutiche o come oscure fanciulle. In un secondo momento furono assimilate alle Moire (Cloto,Lachesi e Atropo) e divennero le divinità che presiedono al destino dell'uomo. Vennero chiamate anche Fatae da fatum ovvero destino,cioè che presiedono il destino dell'uomo.
In onore di queste implacabili Divinità furono eretti altari esposti ad intemperie e circondati da boschi di querce; durante i riti si offrivano loro acqua, miele e fiori e ci si presentava alle cerimonie con il capo inghirlandato di fiori e foglie
 
Questa portentosa Triade femminile è quindi un archetipo comune a molte culture ed è giunto fino a noi anche attraverso i miti,le leggende e le fiabe,dove comune è la figura delle tre Madrine ,che accolte con onore ma inevitabilmente temute,giungono il giorno della nascita, a profetizzare il destino del nascituro .
Estratto dal blog
damadiavalon.blogspot.it e Wikpedia

0 commenti a Spiriti di Dicembre : Norne,Parche,Moire:

Commenti RSS

Aggiungi un commento

Nome:
Indirizzo e-mail: (obbligatorio)
Sito web:
Commento:
Ingrandisci il tuo testo, trasformalo in grassetto, corsivo e applica tanti stili diversi con le tag HTML. Ti mostriamo come.
Post Comment
Assistente di creazione sito web fornito da Vistaprint