Candele in pura cera d'api e artigianato esoterico  - Messaggio aziendale
Il Blog di Oroboro

Il Cerchio di Abred o Mondo delle Esperienze

 
tree-spirit-courtney-davis
La cosmologia druidica concepiva l’esistenza nello stato di realtà globale dello Shan. Un atto di esistenza omogeneo e indivisibile a cui era riconducibile ogni cosa. La percezione di una separazione tra l’individuo e l’universo era attribuita alle limitazioni percettive del cervello che, per sua struttura fisiologica stabiliva una dicotomia tra l’individuo e l’ambiente esterno creando l’illusione di due enti separati tra di loro. Secondo i Celti, in realtà , tutte le cose erano la manifestazione di una sola omogeneità fenomenica che rappresentava l’identità reale della natura.
 
Uno dei termini con cui veniva definito questa identità reale e globale dell’esistenza era propriamente quello di Shan nel suo significato di “bagliore di conoscenza e di realtà globale” che rappresentava il giorno eterno che dominava nell’esistenza, dove non esisteva né il passato né il futuro, ma tutto era raccolto in un istante di eternità. Un termine e un concetto presente nelle culture fiorite intorno al Mar Nero, origine dell’antica cultura del druidismo. Lo ritroviamo presso le antiche culture indoeuropee sino, grazie alle propaggini di lontane migrazioni, presso le culture asiatiche
 
Per esprimere il significato dell’esperienza dello Shan, lontana dalla comprensione della mente, era fatto riferimento al concetto di Vuoto inteso non come una qualità di esistenza basata sull’assenza o sulla rarefazione dei fenomeni fisici, ma sulla spogliazione degli attributi concettuali con cui si doveva guardare alla natura per poter cogliere la manifestazione del Mistero.
 
Nel concetto di Shan veniva espressa la natura del piano di esistenza oggettiva della realtà al di là della consuetudine ordinaria acquisita dall’esperienza del visibile. Nessuna similitudine rapportabile alle esperienze con l’universo sensibile disegnato dai sensi poteva essere paragonabile alla natura del Mistero. Lo stesso universo è interpretato dalla familiarizzazione esperienziale contratta con l’ambiente dalla nascita in poi e l’esperienza condotta nel visibile dell’ordinarietà quotidiana poteva portare solamente a significati essenzialmente soggettivi.
 
L’azzurro del cielo è veramente azzurro come crediamo che sia? I sentimenti che proviamo sono effettivamente reali? Solo il concetto di Vuoto può condurre nella direzione della percezione della natura reale dello Shan e alla sua partecipazione effettiva.
 
Lo Shan rappresenta un attributo di conoscenza dato all’esistenza che si manifesta nella luminosità cognitiva della sua stessa natura, un attributo di luce di conoscenza e di eternità. Lo Shan è l’identificazione del qualcosa che c’è al posto del nulla. Lo Shan è l’identificazione dello stato di esistenza su cui si supporta il visibile.
 
Il druidismo non concepiva lo Shan solamente come un ente fenomenico di natura statica e fine a se stessa, ma era giunto ad intravedere in esso anche un processo dinamico che portava alla trasformazione della qualità della sua stessa natura. Una sorta di processo evolutivo che era in grado di trasformare le qualità di base dell’esistenza in qualcosa di più perfezionato che si traduceva in strutture finali più complesse e qualitativamente diverse. Come se dai mattoni di fango si ricavasse un tempio che assumesse un proprio significato e valore specifico a sé non più ravvisabile negli stessi mattoni di origine che pur hanno consentito la sua costruzione.
 
Veniva giudicata come prova di questa manifestazione intrinseca evolutiva dello Shan la stessa presenza dell’individuo e della formazione dell’universo, entrambi visti come il frutto di un processo formativo che, nell’individuo in particolare, aveva portato la qualità inanimata dell’esistenza alla qualità della consapevolezza.
 
druids temple
Oggi si attribuisce al druidismo un valore etnico e storico primitivo, tuttavia, come dimostrano i molti miti e le narrazioni del tempo, la sua capacità speculativa e osservativa, se non addirittura tecnologica, era piuttosto avanzata.
 
Nel nostro secolo si è giunti faticosamente a sviluppare la teoria del “vuoto inflazionario” ad opera di coraggiosi teorici che hanno sfidato l’ortodossia conservatrice esistente nella stessa scienza, ma questa stessa teoria cosmologica era già conosciuta dal druidismo e ne fanno fede ancora oggi i miti cosmologici e i poemi sopravvissuti alla furia devastatrice dei loro conquistatori storici.
 
Lontani dalle ristrettezze dei movimenti ideologici e religiosi del nostro tempo la conoscenza sviluppata dal druidismo abbordò spesso tematiche che potevano essere in parallelo a quelle dell’attuale fisica quantistica.
Cosa del resto impossibile a negarsi a priori poiché è sufficiente relazionarsi in maniera sperimentale alla natura per ricavare conoscenze che sono già di per sé in natura.
 
È sufficiente applicare un metodo osservativo pragmatico, come dimostrò millenni più tardi Galilei, per giungere a vette di conoscenza inimmaginabili. Se oggi i Popoli naturali non riescono a sviluppare una loro via di ricerca e giungere ad applicazioni anche tecnologiche è dovuto al semplice fatto che sono stati spogliati di ogni possibile risorsa e impediti a farlo dai loro conquistatori storici.
 
Yggdrrassil
Sulla base della natura dinamica manifestata dallo Shan il druidismo concepì l’archetipo dell’Yggdrasil, l’Albero cosmico della Vita, che sviluppava la sua struttura arborea attraverso lo Shan stesso per estendersi dalle radici alle fronde in un preciso processo evolutivo.
L’Yggdrasil, e quindi l’esistenza, era concepito come un vero e proprio processo alchemico in atto in seno all’intera esistenza, in grado di portare alla trasmutazione della qualità esistenziale di base del tutto ad una qualità di consapevolezza e oltre ad essa ancora.
 
L’aspetto trasmutativo e sequenziale dell’esistenza portò il druidismo a identificare una possibile suddivisione di piani di qualità evolutiva che si manifestavano all’interno della natura reale dello Shan. I Celti concepivano pertanto l’esistenza rappresentabile in un sistema cosmologico costituito da quattro mondi o cerchi che si compenetravano, sequenzialmente, gli uni dentro agli altri e che tracciavano i piani attraverso i quali si articolava lo sviluppo arboreo dell’Yggdrasil.
 
Il primo di questi mondi, il più inerte che costituiva la qualità elementare dello stato di esistenza dello Shan, era l’Annwin. Il mondo della materia inanimata e incosciente. La materia di base da cui il processo vitale dell’evoluzione dell’Yggdrasil si serve per costruire le sue successive strutture. Il punto di partenza di ogni processo evolutivo immaginabile nell’esistenza.
 
Nel possibile parallelismo con la “teoria inflazionaria” della moderna fisica quantistica, l’Annwin potrebbe essere identificabile con il concetto di “vero vuoto”, qualità di esistenza presente prima della deflagrazione cosmica del big bang, ma priva di energia.
Il secondo cerchio previsto dalla cosmologia druidica era il mondo di Abred. Il mondo in cui oggi noi stessi stiamo vivendo, nato dall’esplosione dl big bang che, sempre secondo la teoria inflazionaria sarebbe stato il frutto della trasformazione, per una fluttuazione di campo, del “vero vuoto”, non energetico, in “falso vuoto”, costituito dall’energia, che sarebbe immediatamante collassata subito dopo la sua comparsa provocando l’immane esplosione del big bang.
 
Il mondo di Abred rappresenta una tappa evolutiva del processo formativo dell’archetipo dinamico dell’Yggdrasil che ha tratto dall’inanimato tutto ciò che oggi fa parte della nostra vita. Una sorta di “campo unificato”, secondo il lessico della meccanica quantistica, una energia che dal plasma originario presente ancora nei pochi istanti del big bang che si sarebbe strutturato in stelle, pianeti, la nostra terra, le forme di vita che essa ospita, la nostra entità individuale. E perché no, i nostri libri, i nostri computer e le nostre emozioni e intuizioni di essere e di esistere.
 
tarots
Il mondo di Abred non sarebbe neppure il solo. Sempre come affermato dalla quantistica, esso non sarebbe che uno degli infiniti universi nati nella trasmutazione incessante della qualità del “vero vuoto”. Anche questo già ipotizzato dagli antichi teorici del druidismo.
 
Secondo il druidismo il mondo di Abred sarebbe suddiviso a sua volta in ulteriori due dimensioni intersecanti tra di loro, costituite dalla stessa energia del “falso vuoto” che ha dato corpo all’universo nato dal big bang, l’”energia plasmante” da essi definita, ma con due diverse proprietà. Una, rappresentata dall’universo sensibile, basata sul limite della percezione sensoriale e l’altra, costituita da un universo invisibile, esistente al di fuori di essa. Entrambe abitate nello stesso modo in cui l’individuo abita l’universo sensibile.
 
È inevitabile riferirsi all’interpretazione data dalla fisica alle varie qualità di materia esistenti nell’universo che potrebbero in effetti costituire due piani identici di architettura funzionale che per quanto possano coesistere nello stesso universo non vengono mai a collidere.
 
Il druidismo considerava il Cerchio di Abred come il “mondo delle esperienze” o il “mondo delle migrazioni” in cui avvenivano innumerevoli trasformazioni evolutive dell’individuo verso una superiore comprensione delle cose vissute. Una sorta di immenso parco giochi in cui l’individuo, come un bimbo che si trastulli con i giocattoli trovati nella sua culla, confrontandosi con gli enti esperienziali messi a sua disposizione dall’ambiente potesse maturare e crescere preparandosi a ulteriori esperienze.
 
Il mondo di Abred è la dimensione in cui lo “spirito”, il piano più reale e consapevole dell’individuo, compie i suoi primi passi e dove si evolve affrontando una serie di prove materiali.
Presso il druidismo, la morte era vista come un momento di passaggio dalla dimensione sensibile a quella invisibile, sempre ancora all’interno delle esperienze del mondo di Abred, per prepararsi ad ulteriori prove esperienziali che consentivano di accedere al successivo piano di qualità di esistenza
 
La terza dimensione esistenziale prevista dalla cosmologia druidica era il “mondo di Gwenved”, detto anche il “mondo della Luce Bianca”. Questa fase di crescita dell’Yggdrasil rappresentava l’ulteriore qualità esistenziale che seguiva quella del mondo di Abred. Solo dopo aver superato l’ultima prova in seno al mondo invisibile si poteva accedere alla nuova qualità esistenziale. Era previsto l’abbandono ad ogni riferimento che poteva essere dato al mondo di Abred per vivere totalmente le potenzialità del piano spirituale dell’individuo che in questa dimensione trovava la sua naturale espressione creativa
.
Il cerchio di Gwenved era considerato il piano della coscienza spirituale che si affaccia direttamente sul mistero della natura segreta della Causa prima di tutta l’esistenza e dove lo spirito accede alla luce della vera conoscenza. Nel simbolismo dell’Yggdrasil questa dimensione era rappresentata dalla moltitudine di rami che si protendevano, ricchi di foglie, verso il sole dell’Oiw che lo illuminava e vitalizzava con la sua arcaica energia.
 
Questo concetto non appartiene solamente al druidismo, ma è stato mutuato e condiviso da molte altre culture antiche e moderne. Presso gli antichi egizi era definito come il “giardino dei giunchi”, dove l’individuo quale giunco sottratto ad esso, a causa dell’ignoranza delle sue prerogative reali, giunge dopo la morte all’accesso della sua reale natura ritornando al suo luogo di origine per unirsi al Mistero da cui tutto aveva avuto origine.
 
L’esperienza del mondo di Gwenved ha ispirato la tradizione druidica che prevedeva la possibilità di realizzare, di riflesso, le sue prerogative trascendenti al di là dei limiti imposti dai vincoli sensoriali del mondo di Abred al fine di poter vivere la conoscenza e i benefici derivanti dall’esperienza sperimentata e trattenuta sul piano spirituale.
 
Su queste basi prese forma la società iniziatica della struttura druidica che tese ad estendere il più possibile il riferimento alla realtà dello Shan nel mondo di Abred per dare strumenti di conoscenza e di benessere a quanti li richiedevano e sollievo per i bisogni di quanti erano caduti nell’illusione proposta dal mondo di Abred stesso.
 
Più tardi su questo modello del “Cielo portato sulla Terra” si articolarono le società iniziatiche imperiali dell’antica Roma e dell’illuminismo moderno. Non fu da meno, in seguito, il cristianesimo e altre confessioni religiose, che, fruendo storicamente dell’esperienza druidica, proclamarono la futura venuta del “regno di Dio” in terra quale estensione dell’esperienza spirituale del mondo di Gwenved nel mondo di Abred.
 
Il modello cosmologico del druidismo concepiva in ultima istanza la manifestazione del Cerchio di Keugant, detto anche il “cerchio vuoto”. Il sole cosmico che illuminava le fronde dell’Yggdrasil cresciute e giunte al suo cospetto.
Questa qualità finale di esistenza era interpretata come l’origine del tutto, un piano esistenziale che esprimeva la natura esaustiva a se stessa della natura globale e reale dello Shan e su cui si reggeva la manifestazione dello Shan medesimo. Una sorta di Causa prima, un principio trascendente unitario e assoluto che non aveva inizio né fine, ma era semplicemente il tutto.
 
Come se l’esistenza fosse solamente un sasso apparentemente senza significato e inanimato, ma di per sé inevitabimente esaustivo a se stesso. E noi che siamo il sasso di un sasso ancora più complesso che sfugge la nostra compresione e che ci costringe a ricorrere a questo singolare aforisma per poter afferrare un concetto che comunque tende a sfuggirci, possiamo immaginare l’implicito valore cognitivo che esso può manifestare e a quale conoscenza possiamo giungere nell’esperienza che possiamo fare di esso.
 
Il cerchio di Keugant è un piano esistenziale inaccessibile alla comprensione dell’individuo del mondo di Abred, o degli infiniti mondi di Abred, attraversato solamente dalle manifestazioni della causa prima. Il regno del trascendente e dell’ineffabile. Il piano esistenziale in cui per gli antichi druidi si manifestava la presenza diretta dell’Oiw, la Causa prima dell’esistenza, quale principio unico e increato che si sovrappone allo stesso concetto dello stato di realtà globale dello Shan.
 
Esso corrispondeva al concetto della qualità spogliata e spogliabile dei valori di attribuzione della natura del vuoto. L’Oiw era inteso come il “centro” assoluto di ogni cosa, intorno al quale si avvolgeva e si svolgeva allo stesso tempo una spirale di eventi creativi. Un “motore immobile” attorno a cui avevano origine e si muovevano tutte le cose.
 
Le proprietà del cerchio di Keugant per certi versi richiamano il concetto di dio proposto dalle religioni anche se poi queste stesse, a differenza del druidismo, giungono ad attribuirgli aspetti antropomorfi e sentimenti di natura prettamente umani.
 
Tuttavia c’é da dire che, come già si interrogavano gli antichi teorici del druidismo, anche nella fisica quantistica moderna posta di fronte alla constatazione della manifestazione del fenomeno di fluttuazione di campo che ha dato origine al big bang, e quindi al nostro universo e a ciò che siamo e che stiamo vivendo, ci si chiede come mai questo evento debba essere accaduto. Ovvero ci si chiede chi abbia dato al “vero vuoto” le leggi che lo hanno guidato nella sua trasformazione in “falso vuoto” e quindi nell’energia del big bang.
 
Soprattutto ci si chiede che cosa rappresenti l’evento nella sua sostanza, visto che all’origine dell’universo c’erano già le potenzialità che hanno portato alla comparsa delle stelle e dei pianeti e che hanno dato vita a noi stessi che adesso ci interroghiamo sul Mistero che scorgiamo.
Presso i Popoli naturali l’individuo è concepito come una parte dello stesso Shan. Una fase temporanea del processo evolutivo cosmico che si evidenziava nella sua particolare capacità senziente sul piano delle funzioni esperienziali e qualitative del mondo di Abred.
 
Secondo la concezione cosmololgica del druidismo, l’individuo non possedeva una sua distinzione elettiva disgiunta dal resto dell’esistenza, ma faceva parte della natura dello Shan e quindi era soggetto e parte anche del processo evolutivo che si snodava attraverso i mondi.
 
celtic tree
Una qualità dell’esistenza in transito lungo il tronco dell’Yggdrasil che si sviluppava attraverso i mondi di diversa sostanza fenomenica dello Shan, trasmutando la sua stessa qualità come se fosse all’interno di un athanor alchemico che modificasse il suo stato da piombo in oro.
 
Nella teorizzazione cosmologica del druidismo, la continuità del processo evolutivo, che aveva tratto l’individuo dalle tenebre dell’Annwin, lo avrebbe portato con la sua morte fisica ad accedere in seguito al mondo di Gwenved, limite estremo delle possibilità teorizzabili, dove avrebbe potuto esercitare la sua natura spirituale.
 
Guardando al processo evolutivo che si manifestava nel cosmo, l’individuo poteva quindi rendersi conto del cammino compiuto dall’esistenza per generarlo dall’origine del big bang all’universo attuale, fosse solo per una casualità, e di come poteva continuare a procedere lungo il tronco dell’Yggdrasil per evolvere ulteriormente e accedere alla comprensione e alla conoscenza del Vuoto a cui poter partecipare in una qualità superiore di interazione.
L’individuo si poteva rendere conto di essere la punta avanzata dell’evoluzione della galassia in cui era comparso e che poteva andare oltre verso la percezione e la comprensione del Mistero.

L’Albero della Vita in un dipinto di Gustav Klimt
Il processo evolutivo manifestato in seno allo Shan rappresentava per il druidismo una possibilità esperienziale a disposizione delle esigenze dell’individuo. Nel corso della propria esistenza, ognuno poteva accontentarsi di esistere senza far altro che esercitare le sue possibilità creative nel mondo di Abred aspettando un segno che lo illuminasse o nella convinzione di vivere il suo senso reale dell’esistenza.
 
Ma se veniva sentito il richiamo profondo dell’unione al trascendente, come qualità di vita reale al di là di ogni illusione, era evidente che era possibile rispondervi aderendo al processo evolutivo che lo avrebbe tratto dall’inanimato dell’ordinario per portarlo alla conoscenza del Mistero dandogli l’esperienza necessaria per trasformare il sogno del visibile quotidiano in realtà.
 
Osservando le modalità con cui si manifestava l’archetipo esperienziale dell’Yggdrasil, il druidismo, come le altre culture dei Popoli naturali, realizzò la metodologia operativa della meditazione quale strumento che riproduceva l’azione evolutiva manifestata dallo Shan per consentire di concretizzare l’unione e la partecipazione con il trascendente.
 
celtic tree Yggdrasill
La meditazione veniva così a rappresentare un importante laboratorio di esperienza in grado di portare gli individui a partecipare all’archetipo evolutivo dell’Yggdrasil senza dover affrontare necessariamente la morte fisica, anzi addirittura avendo l’occasione di prepararsi all’evento.
Attraverso la meditazione, l’individuo può sperimentare le proprietà esperienziali dell’Annwin, varcando la porta cosmica rappresentata dalla morte fisica e, attraversando i segreti del mondo dell’invisibile, avere la possibilità di un’esperienza di risveglio interiore che gli avrebbe dato la possibilità di sporgersi, non più vincolato dai sensi e dalla mente, sul mondo spirituale di Gwenved al cospetto dell’evidenza illuminante e diretta dell’Oiw, la natura più intima del Mistero.
 
Esperienza che può portare con sé nel suo ritorno al mondo di Abred per ricreare pur essendo nella fisicità del mondo di Abred le prospettive della luce di conoscenza intravista.
 
Un percorso di morte e di rinascita che ha ispirato molte religioni del passato e del nostro tempo in cui l’attribuzione dell’esperienza della meditazione viene tuttavia data in maniera esclusiva solamente alla divinità di turno. Una via di realizzazione attraverso la morte e la rinascita che trovava eco e similitudine nelle stagioni del pianeta, che portavano la natura a morire ed a rigenerarsi ogni anno consecutivamente e che ha ispirato il simbolismo della croce celtica e quello dell’anno liturgico-esperienziale dell’antico druidismo che si snodava attraverso le feste celebrative scandite dai solstizi e dagli equinozi.
 
Una esperienza e una via realizzativa che è alla base del mito del Graal e che costituisce le fondamenta della filosofia naturale dell’antico druidismo.

0 commenti a Il Cerchio di Abred o Mondo delle Esperienze :

Commenti RSS

Aggiungi un commento

Nome:
Indirizzo e-mail: (obbligatorio)
Sito web:
Commento:
Ingrandisci il tuo testo, trasformalo in grassetto, corsivo e applica tanti stili diversi con le tag HTML. Ti mostriamo come.
Post Comment
Assistente di creazione sito web fornito da Vistaprint