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Il Blog di Oroboro

I Tarocchi e la conoscenza esoterica della Tradizione

 
tarotsI Tarocchi 
È consuetudine ritenere che le lamine dei Tarocchi potrebbero essere le pagine di un antico libro segreto che giunge dall’alba dei tempi, dalle mitiche origini dell’umanità. In effetti questa è stata la tesi cara a ricercatori dello spirito come Court de Gebelin, Papus e Wirth seguiti da molti altri esoteristi di ogni tempo che hanno cercato nel mazzo di carte dei Tarocchi i valori di una conoscenza metafisica in grado di rispondere ai grandi quesiti dell’individuo.
 
I Tarocchi suscitano sensazioni che vanno al di là della semplice aspettativa. Le immagini che compaiono su ciascuna lamina e la natura stessa dei soggetti raffigurati impongono l’intuizione di trovarsi di fronte a qualche cosa che sfugge alla dimensione dell’ovvio. È inevitabile che, prima o poi, chi usa i Tarocchi per divinazione o per gioco sviluppi l’intima sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di magico e di profondamente misterioso che trascende il piano dell’ordinario.
Oggi si crede sempre più diffusamente che le lamine dei Tarocchi contengano effettivamente la conoscenza segreta degli antichi egizi, sopravvissuta nel tempo per giungere sino a noi occultandosi proprio attraverso la sua veste di gioco di carte. In questo modo avrebbe eluso i curiosi e si sarebbe sottratta all’interdizione delle inquisizioni religiose.
 
Si ritiene infatti che il suo messaggio sia così rivoluzionario e in antitesi con le credenze religiose illiberali e i poteri oscurantisti, che se essi si fossero accorti del suo potenziale conoscitivo avrebbero provveduto ad impedire che il gioco si diffondesse come è invece accaduto.
 
Oramai i Tarocchi sono diventati un mazzo di carte comuni tra le tante versioni di altri mazzi di carte da gioco, tanto che oggi se il potere religioso dovesse censurarli avrebbe serie difficoltà a giustificare il proprio gesto, dovendo attribuirgli una singolarità sino ad oggi sconosciuta alle masse.
 
tarocchiL’ipotesi che i Tarocchi possano rappresentare qualcosa che va al di là della loro funzione di gioco viene avvalorata da una serie di prove e considerazioni.
Dall’alba dei tempi l’individuo ha cercato di capire la natura e il significato dell’esistenza in cui stava vivendo, giungendo a paragonarla ad un sogno vissuto in un sonno misterioso. E proprio da questa condizione di sonno, egli comprese che era necessario svegliarsi per accedere alla vera realtà dell’Assoluto per trovare finalmente pace e un posto preciso nel grande caos dell’universo dei sentimenti e degli eventi.
 
L’individuo scoprì la meditazione e i grandi processi dell’ascesi interiore. Da questa esperienza nacquero i primi cerchi sciamanici che guidarono l’umanità verso il mistero di Dio.
Nacque nel cuore dell’umanità il significato e l’opera della Tradizione.
Di essa conosciamo il riflesso storico della sua manifestazione nell’epopea dei grandi miti, nella cultura del megalitismo che ha lasciato tracce su tutto il pianeta, nelle grandi religioni del passato e in quelle che continuano ad esistere nel nostro tempo.
 
Proprio attraverso la testimonianza offerta dalle religioni sopravvissute alla storia possiamo comprendere che i Tarocchi non sono solamente un gioco, ma rappresentano la manifestazione di una scienza spirituale ben precisa e antica quanto l’umanità.
 
Le religioni attuali sono le eredi di una conoscenza più antica ed elitaria sul piano della ricerca spirituale. Oggi esse rappresentano la manifestazione essoterica, destinata alle masse, di una conoscenza esoterica segreta riservata a pochi e veri interessati alla realizzazione spirituale. Per questo motivo molte religioni conservano, nei loro riti e nelle loro metafisiche, elementi comuni e importanti della scienza dello spirito che possono essere recuperati alla loro origine primigenia e restituiti all’umanità nel loro effettivo significato esoterico.
 
tarocchi
Anche i Tarocchi, come per il culto della Vergine o per il rito eucaristico, hanno origine nella memoria della Tradizione. Più precisamente, per parte loro, i Tarocchi hanno un posto privilegiato nel Gran Sistema Iniziatico della stessa Tradizione. Possiamo ricordare come il numero delle lamine dei Tarocchi sia identico a quello delle lettere dell’alfabeto sacro dello shannar primigenio e di altre lingue religiose così come è la base di vari testi sacri, come ad esempio quelli della Bibbia.
 
Sono presenti anche come i frutti simbolici dell’Albero della Vita e costituiscono gli elementi portanti della ruota cosmica della medicine wheel degli indiani d’America. Conoscere questo Gran Sistema Iniziatico significa approfondire le proprietà dei Tarocchi non solamente sul piano della divinazione, ma anche ottenere una percezione metafisica superiore dell’universo ordinario.
 
Il Gran Sistema Iniziatico rappresenta un elemento importante della Tradizione poiché rispecchia la sua identità esperienziale e la sua operatività alchemica. Ad esso si riferiscono gli esoteristi e i Grandi Misteri praticati dalle religioni.
 
Tra le svariate forme con cui esso si manifesta nella storia possiamo prendere in esame la dottrina della Qabbalah ebraica. Dottrina che è alla base della struttura religiosa ed esoterica dell’ebraismo e che mostra in tutta la sua evidenza i tratti essenziali della conoscenza esoterica della Tradizione. Una dottrina di più facile accesso di quella dell’antico Egitto da cui proviene, ma, al contrario di questa, ancora viva e quindi di più facile lettura e interpretazione.
 
I TAROCCHIE LA CABALA
Dato che gli Arcani Maggiori sono 22, i Tarocchi sono stati spesso posti in relazione con la Cabala ebraica: altrettante, infatti, sono le lettere dell’'alfabeto ebraico; inoltre, per la numerologia cabalistica il 22 rappresenta un numero magico.
Le Lettere ebraiche sono state attribuite ai tarocchi in epoca relativamente recente. La loro funzione e quella di collegare più intimamente alle carte l' Albero della Vita, e con esso quel sistema filosofico ebraico conosciuto col nome di Cabbala, che è il fondamento della tradizione esoterica occidentale.
 
taroccchi 5
È   necessario però, andare un po' più a fondo sul presupposto legame tra Tarocchi e Cabala, suggerito da Etteilla e sviluppato da Eliphas Levi e Papus, nel XIX secolo.
 
In parole molto semplici, la Cabala é un sistema mistico che si prefigge lo scopo di stabilire delle risposte a tutte le domande che si possono porre i pensatori. Sebbene sia in teoria applicabile a tutte le questioni spirituali e religiose, è essenzialmente ebraica come derivazione e come fonte di ispirazione e si basa prevalentemente sugli scritti e gli insegnamenti dell’antico  testamento ebraico.
 
I cronachisti della Bibbia usarono moltissimo i giochi di parole, non solo come ripetizioni e allusioni fra parole suono simile, ma si servirono soprattutto della gematria, che consiste nel conferire valore numerico ad ogni lettera dell'alfabeto ebraico, e poi sommare questi valori per ottenere un valore per ogni parola costituita da varie lettere. Gli estensori e gli esegeti del nuovo testamento, ne derivarono  un sistema equivalente, basato sui numeri dall’1 al 9 che ha dato origine al sistema oggi conosciuto come “Numerologia” uno dei primi esempi di questo sistema, e forse il più conosciuto è quello che si trova nel Libro delle Rivelazioni (L’Apocalisse di San Giovanni) ove si dice che il 666 è il numero «della Bestia».
 
Secondo la tradizione, la Cabala fu consegnata direttamente da Dio al popolo ebraico, quale mezzo per interpretare la sua Parola e per evitare che questa si diffondesse tra gli empi. Per millenni si è tramandata oralmente all'interno di circoli di iniziati. II sistema della Cabala si articola nel cosiddetto Albero della Vita, che per i cabalisti rappresenta tutte le manifestazioni di Dio e in cui il processo della creazione e simboleggiato dalle dieci sefirot, o sfere, e dai 22 sentieri che le uniscono. Se si segue questo schema, e si collegano i Tarocchi con i testi cabalistici, a ogni Arcano viene fatto corrispondere uno di questi sentieri, e viceversa a ogni sentiero si associa simbolicamente un Arcano Maggiore.
 
L’ Albero della Vita, per i cabalisti rappresenta tutte le manifestazioni di Dio  in cui il processo della creazione è simboleggiato dalle dieci sefirot, o sfere, e dai 22 sentieri che le uniscono.
 
Gli occultisti del diciannovesimo secolo che scrissero tanti commenti sui Tarocchi divisero i 22 Trionfi dal resto del mazzo, considerando tutte le carte come depositarie di scienza segreta: denominarono pertanto i primi Arcani maggiori (dal termine latino arca, una cassa in cui si tenevano gli oggetti preziosi) e le altre Arcani minori.
È stata la ricorrenza di questa cifra 22 che porlo Alliette a proporre che le briscole dei Tarocchi rappresentavano un documento cabalistico.
 
Da questo ad immaginare che ogni carta rappresentasse una lettera dell'alfabelo ebraico ed un sentiero sull'albero sephirothico, il passo fu breve. Eliphas Levi e, dopo di lui, Gerard Encausse (Papus) elaborarono la teoria, che fu raccolta dall'occultista inglese Macgregor Mathers. Alla fine, Aleister Crowley pubblico il suo Liber 777 (che, secondo lo scrittore inglese contemporaneo Ithell Colquhoun, era stato concepito da Malhers), che elenca 194 serie di rapporti (o .corrispondenze » ) tra nomi ebraici, numeri, parti del corpo, colori, dei di tutte le religioni, droghe o profumi, pianeti e segni dello Zodiaco ed un'infinita di altri elementi, comprese le carte dei Tarocchi.
 
Possiamo perciò dire che a ciascuna carta degli Arcani Maggiori vengono asseganti i seguenti segni
1. Un numero-chiave
2. Un numero di contrassegno
3. Una delle 22 1ettere dell'alfabeto ebraico.
 
I Numeri-chiave vanno da 11 a 32, e servono a indicare la posizione occupata da ciascuno degli Arcani Maggiori sul «glifo», o «mandala», conosciuto col nome di Albero della Vita. I Numeri di contrassegno appaiono invece, in numerali romani, al sommo di ogni carta, e vanno da zero a XXI: essi indicano semplicemente I' ordine nel quale ciascun Arcano Maggiore appare nel mazzo dei tarocchi.
 

La Qabbalah
La Qabbalah, che letteralmente vuol dire “tradizione”, si riferisce apertamente ad una conoscenza segreta che è considerata antica quanto l’umanità. E in effetti la sua origine storica, come si è detto, va ben più in là della cultura del popolo di Israele. Essa era già conosciuta con altro nome presso le civiltà della Mesopotamia i cui sacerdoti le attribuivano una origine divina affermando che erano stati gli angeli discesi dal cielo ad insegnarla agli uomini.
 
Certamente apparteneva alle conoscenze dell’antico Egitto e Mosè, quale principe egiziano e membro della casta dei sacerdoti, molto probabilmente ebbe occasione di approfondirla e di trasformarla in un elemento proprio della cultura ebraica. Ed è proprio a Mosè che si attribuisce l’origine della dottrina della Qabbalah ricevuta, secondo la tradizione ebraica, da Dio sul Monte Sinai in uno dei templi megalitici che sorgono sulla sua cima.
 
La dottrina della Qabbalah si incentra su due libri: lo “Sepher Yetzira”, ovvero il Libro della creazione, e lo “Sepher ha Zohar”, il Libro dello splendore. Vale la pena di approfondire l’enunciato filosofico di questi due testi fondamentali dell’esoterismo della Qabbalah per comprendere l’orientamento metafisico e operativo della sua dottrina.
 
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Il primo di questi due libri, lo Sepher Yetzira, rappresenta la base dell’esperienza mistica e magica della Qabbalah. Esso porta ad un rapporto del tutto particolare con l’Assoluto e con gli strumenti a disposizione dell’individuo per potervi accedere. In sintesi lo Sepher Yetzira afferma che Dio non è lontano dall’individuo e che attraverso la meditazione contemplativa si può giungere all’esperienza particolare dell’estasi che porta a contatto con Dio.
 
Una contemplazione complessa che è articolata prima sulla manifestazione dell’opera divina e poi sullo stesso nome di Dio. Metodologia che riecheggia quella praticata dai monaci della Chiesa ortodossa e dai Sufi islamici.
 
Lo Sepher Yetzira dice che la creazione del mondo è subordinata alla manifestazione di dieci Sephiroth, le emanazioni di Dio che sono comprensibili all’individuo, e al significato delle ventidue lettere dell’alfabeto sacro. Questi ulteriori enti rappresenterebbero delle forze inafferrabili attraverso le quali, usando più combinazioni, è possibile dominare e comprendere l’universo. I nomi dei ventidue elementi possono essere addirittura usati come parole di potenza attraverso le quali dominare gli eventi naturali e le vicende umane.
 
Al contrario di quest’ultimo, il Sepher ha Zohar, pur ripercorrendo il sentiero filosofico del primo si presenta meno misteriosofico e manifesta una dottrina più razionale e compiuta. Innanzitutto anche quest’ultimo ribadisce che esiste un grande Segreto nell’esistenza dell’individuo e dell’universo, l’Assoluto-Dio, a cui l’individuo può accedere realizzando contemporaneamente il significato della propria esistenza.
 
tree of life cabala
Il Sepher ha Zohar ribadisce che esiste un principio assoluto e segreto, l’En Soph, inteso come l’Infinito, non percepito e inconoscibile agli uomini, ma che interagisce egualmente con essi.
L’En Soph rappresenta un Ente misterioso e fuori da ogni possibile comprensione da parte dell’individuo, ma che è comunque attivo e presente nell’universo. Anche lo Sepher ha Zohar dichiara che esso è esprimibile attraverso i dieci Sephiroth, che rappresentano i suoi attributi esperienziali comprensibili dall’individuo, ma afferma che comunque la sua reale natura è sempre al di fuori della loro stessa rappresentazione simbolica.
 
L’En Soph può essere interpretato dagli uomini con l’idea di Dio e può essere anche antropomorfizzato per esprimerlo in una forma simbolica comprensibile, ad esempio citando “la mano di dio” per definire una azione che ha origine divina, ma comunque mantiene la sua natura trascendente ed è fuori dai valori del mondo degli uomini.
 
Tuttavia l’En Soph può essere percepito nelle brecce dell’ordinario. Ogni volta che c’è una trasformazione della realtà quotidiana, o quando una situazione stabile è alterata, l’Assoluto diviene visibile per un mistico istante passeggero. Lo sciamanesimo solare ci parla con chiarezza del caso dei Fad, le esperienze che portano l’attenzione dell’individuo a guardare oltre il sogno illusorio del quotidiano per intuire la presenza della realtà dello Shan, la natura reale dell’universo in cui viviamo e di cui siamo parte.
 
WorldTreeLo Sepher ha Zohar afferma che l’individuo ha la possibilità di sviluppare sul piano personale un rapporto intimo con l’En Soph.
In proposito viene detto che all’interno dell’Assoluto esistono due mondi che sono identificabili con l’esperienza della dimensione umana: il mondo manifesto, il Nara della tradizione solare, in cui si identifica la dimensione ordinaria vissuta dall’individuo e il mondo nascosto, che nella cultura solare viene definito come il mondo della Matchka.
 
L’individuo si dibatte in questi due contrapposti tra ragione e superstizione credendo di volta in volta di trovare una risposta ai propri problemi esistenziali che lo riconducono fatalmente in uno delle due dimensioni. Ma l’individuo non è prigioniero di questi due mondi poiché egli partecipa alla realtà assoluta dello En Soph e può raggiungerlo secondo proprio bisogno.
 
Lo Sepher Yetzira dice che esiste una unità tra micro e macrocosmo, cioè tra l’individuo e il cielo, e che tutto l’universo nella sua globalità evolve verso l’esperienza dell’Adam Khadmon, un concetto metafisico di Uomo cosmico che trova la sua identità e senso della propria esistenza nella realtà assoluta dell’En Soph.
 
Proprio l’uso dei dieci Sephirot consente di realizzare questa esperienza. Nel Gran Sistema Iniziatico, proposto nella chiave interpretativa della Qabbalah, essi sono rappresentati in tre gruppi di tre Sephirot ciascuno e rappresentano le tre esperienze di esistenza che sono vissute dall’individuo sul piano della sua dimensione individuale: il mondo della coscienza, il mondo dei sentimenti e il mondo della natura.
 
albero sefirotico
Lo Sepher ha Zohar dice che Dio, dopo aver tratto dal nulla l’intero universo, ha dato vita a ventidue archetipi di esistenza che, uniti in varie combinazioni tra di loro, hanno creato in seguito tutte le manifestazioni possibili di ciò che esiste nell’universo.
 
Pronunciando il nome delle ventidue lettere dell’alfabeto sacro, messe nel loro giusto ordine, ha quindi concesso all’universo di poter evolvere sino alla comparsa dell’individuo. È per questo motivo che oggi ogni uomo, che è unito naturalmente alla natura dell’En Soph, può attivare interiormente il potere immenso della Creazione avvalendosi dell’uso dei ventidue archetipi.
 
Per tale motivo l’uso e la conoscenza dei Tarocchi apre alla conoscenza dei segreti dell’esistenza per migliorare la propria condizione, conoscere gli altri e il significato dell’universo.
Gli enunciati metafisici del Sepher Yetzira e del Sepher ha Zohar si esprimono ancora più con chiarezza nel mandala cosmico dell’Albero Sephirotico, che in definitiva rappresenta il Gran Sistema Iniziatico della Tradizione interpretato dalla prospettiva qabbalistica.
 
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L’Albero della Vita e la meditazione
 
L’Albero Sephirotico, lo Otz Chiim in ebraico, riecheggia simbolismi paralleli degli antichi misteri egizi, come l’albero sacro del Djied, ed è l’ottimale rappresentazione simbolica del mistero della vita vissuto dall’individuo nell’esistenza.
Questo mandala cosmico è costituito dalla schematizzazione di un albero simbolico che manifesta le proprietà dell’Albero della vita, disegnato sulla struttura ternaria costruita con l’apporto dei dieci Sephirot che costituiscono le sue fronde e che creano l’immagine dei tre piani di evoluzione dell’individuo cosmico, l’Adam Khadmon, che evolve nel senso della stessa evoluzione in tutto l’universo. Ventidue segmenti poi, come rami di un vero albero, collegano e creano la struttura portante di tutto lo schema esoterico.
 
Il simbolismo dell’Albero Sephirotico manifesta un principio duale: da una parte vuole rappresentare l’aspetto passivo dell’universo, la sua struttura portante che obbedisce a leggi fisiche incontrovertibili, dall’altra si riferisce alla manifestazione del principio dell’evoluzione che anima l’intero universo in una prospettiva molto particolare.
 
Infatti, nell’Albero della Vita proposto dalla Qabbalah, l’universo viene inteso come la dimensione in cui avviene la Grande Opera alchemica che è in grado di trasformare la materia inerte nello stato straordinario della coscienza. Ci riporta all’innegabile cammino filologico dell’universo che ha visto la trasformazione della materia stellare primordiale in pianeti e stelle e quindi poi in vita biologica e intelligente.
 
cabala
Nella simbologia esoterica dell’Albero Sephirotico troviamo la manifestazione di vari e importanti elementi che dominano e danno significato alla vita dell’individuo.
 
Innanzitutto si evidenzia il richiamo al mistero dell’En Soph. In cima alla struttura dell’Albero c’è un richiamo a questa dominante cosmica. Anche se l’En Soph non è rappresentato con una particolare simbologia la sua presenza è imposta in maniera evidente e determinante sul piano intuitivo. Nella simbologia dell’Albero della Vita l’En Soph rappresenta la qualità misteriosa dell’esistenza che trascende l’esperienza umana, cioè lo Shan dell’esoterismo dell’antico sciamanesimo solare, la natura misteriosa del Vuoto in cui esistiamo e in cui si completa il nostro orizzonte percettivo quotidiano.
 
Nell’En Soph c’è la rappresentazione simbolica dello stato di conoscenza e di esistenza reale dell’universo e dell’individuo che manifesta il mistero di Dio, dell’Assoluto. La natura dell’En Soph, o dello Shan, è percepibile a livello di intuizione che si può sviluppare nelle brecce spazio-temporali che si aprono nel vissuto quotidiano. Situazioni che si verificano in occasione dei particolari eventi rappresentati dai Fad e che lasciano intravedere la natura reale del tutto attraverso la cortina sensoriale e morale della realtà ordinaria che solitamente fanno da barriera impenetrabile sulla natura reale del Vuoto.
 
Ashur anointing
Si evidenzia poi l’elemento rappresentato dai dieci Sephirot. Nel simbolismo esoterico dell’Albero della Vita essi sono intesi come la manifestazione, a più angolazioni di interpretazione umana, della natura misteriosa e segreta dell’En Soph. Ciascuno di essi esprime la modalità di partecipazione al mistero trascendente dell’En Soph stesso e solamente la loro attuazione globale, senza alcuna parzializzazione specifica, può portare alla realizzazione dell’Armonia e della partecipazione reale al senso dell’esistenza che è propria della natura dell’Assoluto.
 
I dieci Sephirot sono molto importanti poiché la loro manifestazione consente di poter tracciare la struttura portante dello stesso Albero della Vita. Senza il riferimento che essi rappresentano non sarebbe possibile dar vita all’intera simbologia che questo esprime. Infatti grazie ad essi è possibile identificare le tre triadi che costituiscono l’aspetto verticalizzante dell’Albero della Vita e che danno posto e significato all’azione creativa dell’individuo nella sua esistenza.
 
Le tre triadi, a loro volta, rappresentano i tre piani esperienziali dell’individuo attraverso i quali l’En Soph si rivela e che l’Iniziato deve visitare e conoscere per realizzare la sua reale partecipazione cosmica alla natura del tutto. Sono i tre piani, rappresentati da corpo, mente e spirito, in cui si suddividono le competenze esperienziali della dimensione umana, che si rivelano operanti anche sul piano del macrocosmo come il mondo della natura, il mondo dei sentimenti e il mondo della coscienza.
 
Tree of Life, Medieval
Nell’esoterismo della Qabbalah la fusione dei tre piani del microcosmo con quelli del macrocosmo rappresenta l’identità alchemica dell’Adam Khadmon, l’individuo cosmico, che è l’identità stessa di tutto l’universo inteso qui come la manifestazione del processo evolutivo presente nell’universo.
 
Infine nell’esoterismo dell’Albero della Vita troviamo l’elemento simbolico delle tre colonne cosmiche. Queste, che sembrano sostenere l’Albero della Vita stesso, rappresentano la condizione dello Tza-man in cui opera l’Iniziato nel suo cammino evolutivo. Una costante esperienziale di Armonia che è realizzata e mantenuta sul percorso magico del Sentiero d’Oro, che lo porta a tappe progressive verso l’En Soph. È in questo modo che egli può attraversare senza problemi la dimensione conoscitiva dei tre mondi, operando tra i due opposti elementi di Han e di Ham, per attuare il processo alchemico che gli consente di realizzare la sua opera interiore e cosmica.
 
Nella dottrina della Qabbalah, l’Albero della Vita trova il suo preciso significato nella sovrapposizione dell’evoluzione individuale al concetto simbolico dell’Adam Khadmon, l’individuo cosmico, l’aspetto misterioso dell’universo visto nella sua condizione di ente anch’esso in evoluzione.
In questo modo, la dottrina della Qabbalah, riflettendo gli insegnamenti e la conoscenza del Gran Sistema Iniziatico della Tradizione, mostra il possibile percorso evolutivo dell’individuo. Una creatura che è vista come prigioniera, il più delle volte inconsapevolmente, della dimensione soggettiva dei sensi e dei sentimenti. Una creatura dormiente e non completa della sua vera natura che ignora o mitizza, senza mai giungervi, la condizione della coscienza spirituale.
 
La dottrina della Qabbalah, attraverso il simbolismo dell’Albero della Vita, indica nel risveglio interiore la soluzione di questo problema. Se l’individuo non ha chiarezza dell’esperienza ternaria che vive in ogni caso, nonostante la sua ignoranza, e non supera l’illusione dei sensi e dei sentimenti, finisce per privarsi delle possibilità che sono proprie del piano della coscienza. Infatti solamente dopo aver raggiunto questo piano di esperienza egli può realizzare la piena coscienza dell’En Soph. Prima di questo ha solo l’illusione di realizzare la conoscenza di Dio, o dell’Assoluto, attraverso le sue aspettative personali e l’ignoranza superstiziosa delle religioni.
 
cabalàPartendo dal basso dell’Albero della Vita, il Mago, o meglio lo shamano, può accedere alla conoscenza totale secondo le indicazioni espresse dal simbolismo della struttura stessa: l’atto catartico che porta all’ascesi spirituale, l’uso dei dieci Sephirot, l’equilibrio tra gli opposti manifestato dalle colonne cosmiche e il percorso dei ventidue sentieri.
Come il Mago della Qabbalah, anche l’operatore dei Tarocchi che ha intuito la magia profonda che nascondono le sue pagine segrete può utilizzare il suo rapporto di conoscenza con le ventidue lamine per iniziare l’opera alchemica che lo può portare a partecipare al segreto dell’En Soph, dello Shan.
 
È sufficiente che si renda disponibile a interiorizzare il profondo messaggio di conoscenza che esprime il mandala cosmico dell’Albero della Vita e si prepari a rendere concreta la precisa proposta operativa che esso può indicare.
Poco alla volta si aprirà una breccia nell’ordinario e tutto gli diventerà chiaro e semplice.
 
Egli si trasformerà senza esitazioni in Maestro di se stesso, pronto a risalire lungo le immensità del mistero dello spirito per giungere alla risposta di ogni suo quesito in un abbraccio di conoscenza e di amore con l’Assoluto.
 
Non gli rimarrà allora che sedersi in postura e iniziare la propria esperienza della meditazione per far crescere l’Albero della Vita che è latente in ciascuno di noi.
 
di Giancarlo Barbadoro

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