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Il Blog di Oroboro

Cernunnos e Jack in the Green

TheGreenman
"E s'udiva in ogni meriggio
venir dagli orizzonti
infiammati la voce
e il tuono di Pan sopra a noi."
G. D'Annunzio, Ditirambo  'Alcyone'
 
Compare in moltissime chiese medievali come una faccia maschile, metà umana metà vegetale, con capelli, baffi e barba fatti di foglie e intrecci naturali che spesso si allungano e si arricciano a formare delle ghirlande, una sorta di mescolanza fra uomo e albero. E' l'Uomo Verde, un' immagine presente nella cultura occidentale da circa venti secoli ma che discende da un archetipo ancor più antico.
Infatti, per cercare di comprendere questa figura dobbiamo far riferimento al primordiale "Signore della Vegetazione" .
 
Quando parlo di archetipo intendo una struttura di fondo del sentire umano (del mondo dello spirito, per essere più precisi), qualcosa di atavico nella storia dell'umanità, tramandatosi nel corso dei millenni e presente secondo modalità simili in contesti religioso-culturali anche molto lontani nello spazio e nel tempo.
 
Per esempio, nella grotta di Les Trois Frères, presso Montesquieu-Aventes, è visibile l'affresco di un uomo-bestia dalle grandi corna di cervo, probabilmente associato a riti magici o sciamanici per il buon esito della caccia. L'immagine risale al Neolitico ma possiamo ragionevolmente supporre che già in epoca precedente, nel Paleolitico, gli esseri umani avessero percepito l'esistenza di questo Principio.
 
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Nelle antiche religioni pre-cristiane la Dea Madre è accompagnata da una figura maschile, suo figlio, il quale talvolta è anche suo consorte: si pensi per esempio a Cibele, antica divinità anatolica, il cui culto era strettamente collegato a quello del giovane dio Attis.
 
La dea lo amava e in un primo momento fu ricambiata, ma poi Attis si innamorò di un'altra donna. Per la gelosia Cibele lo fece impazzire ed egli si uccise. La tradizione vuole che il giovane sia poi resuscitato. Le cerimonie funebri si tenevano in occasione dell'equinozio di primavera: la morte e resurrezione diAttis possono esser riferite, tra l’altro, al ciclo vegetativo delle stagioni.
 
Questa e altre coppie divine (come quella, celebre, composta da Iside e dal fratello-sposo Osiride) non sono che le diverse versioni del Dio e della Dea: lui è l'antichissimo dio della fertilità e di tutto ciò che vive, ma anche della morte e della rinascita. La sua natura è quindi duplice, proprio come quella della Dea. E' l'aspetto maschile del Divino, laddove la Dea ne è l'aspetto femminile.
 
green Man 1L'energia divina, in tali antiche tradizioni, non è soltanto maschile, patriarcale, come sarà nella religione giudaico-cristiana, ma si caratterizza per il fatto di avere due polarità, lo Yin e Yang noti alle popolazioni estremo orientali. Il Dio muore quando il raccolto è mietuto nei campi; con l'autunno il seme, simbolo maschile per eccellenza, viene sepolto sotto la terra, cioè nel grembo della Madre, per poi rinascere a primavera, nello splendore della vegetazione.
 
Così, le divinità maschili appartenenti ai vari culti storici muoiono, di solito in modo violento, e poi ritornano alla vita con l'aiuto della Madre: per esempio, nella mitologia egizia, Set divise il corpo di Osiride in quattordici pezzi, il numero dei giorni della luna calante, ma poi Iside li ricompose, ridando la vita allo sposo.
 
Per quanto riguarda l'iconografia, l'elemento peculiare del Dio sono senza dubbio le corna, attributo di fertilità per eccellenza: Osiride, ma anche Dioniso e Adone, presentano corna di cervo, toro, caprone o capra. Cornuto è anche Pan, la divinità caprina considerata lo spirito di tutte le creature naturali. Potente e selvaggio, è raffigurato con corna e gambe caprine, dotate di zoccoli, il busto umano, il volto barbuto e terribile nell'espressione. Vaga per i boschi inseguito dalle ninfe, mentre suona e danza.
 
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Nella cultura celtica il celebre Cernunnos (letteralmente "dio cornuto") è il "Signore degli animali" e del mondo selvatico, non solo lo spirito divinizzato degli animali cornuti. A differenza di molte altre divinità celtiche, compare già in epoca pre-romana, a riprova della sua notevole antichità. Oltre ad avere le corna di cervo, è circondato da vari animali e possiede spesso una sacca da dove fuoriescono chicchi di grano o monete, simbolo di abbondanza e di benevolenza nei confronti delle creature.
 
 L'immagine più celebre di Cernunnos è naturalmente quella del Calderone di Gundestrup (fine II secolo a. C.), ritrovato in Danimarca, dove il dio con una mano tiene il serpente dalla testa di ariete, simbolo di fertilità e con l’altra offre in dono il torquis, l'ornamento tipico dei nobili Celti. Altri animali, reali e fantastici, attorniano la figura. Un' iconografia che, tra l'altro, mostra forti somiglianze con lo Shiva induistico nella sua forma più antica ("proto-Shiva").
 
Quindi più che di origine meramente celtica del Dio Cornuto, parlerei di convergenza delle culture antiche - tra cui un ruolo importante va senza dubbio a quella celtica - verso un medesimo significato esoterico. Con lo sviluppo del cristianesimo, il Dio Cornuto e le cerimonie orgiastiche ad esso legate, nell'ignoranza dei significati subentrata nel frattempo, furono letteralmente demonizzati. Il Dio Cornuto sarebbe diventato l'iconografia comune e accettata del diavolo, il signore del male.
 
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Passiamo ora all'Uomo Verde. Dopo alcuni interessanti precedenti nel mondo romano (rappresentati da teste foliate e mosaci con soggetto analogo riferibili al II secolo d. C.), l'Uomo Verde fa la sua (ri)comparsa in contesto cristiano su una pietra tombale a S. Abre, vicino Poitiers, ma resta raro nell'iconografia fino al XII secolo, per raggiungere l'apice della propria presenza nel XIII.
 
In generale, nell'architettura medievale sono presenti migliaia e migliaia di Uomini Verdi, scolpiti in luoghi importanti e spesso di alto significato simbolico. Le caratteristiche esteriori sono quanto mai variabili: ci sono volti minacciosi, volti allegri e altri malinconici; anche il tipo di foglie e il modo in cui sono intrecciate è diverso a seconda dei casi. L'Uomo Verde è quasi sempre maschile: la corrispondente femminile, detta Sheila o Sheena-na-gig, è estremamente rara. Nonostante la grande diffusione, non esistono manoscritti medievali in grado di dirci qualcosa di preciso sul significato dell'Uomo Verde.
 
Esistono però numerosi racconti, tradizioni e usanze popolari, soprattutto di marca anglosassone, utili in tal senso. Nell'immaginario basso-medievale il bosco rappresenta un luogo misterioso, ricettacolo di eremiti ma anche di briganti, percepito come affascinante e temuto al tempo stesso (si vedano i numerosi racconti cavallereschi ambientati nella natura).
 
 L'Uomo Verde si ricollega evidentemente alle leggende sull'uomo selvaggio (detto anche selvatico o Woodwose), quasi a metà fra l'uomo e la fiera, oppure all'idea che gli uomini primitivi fossero vissuti nei boschi. Ma nel Medioevo certi uomini – eretici e perseguitati, ma anche delinquenti e miserabili - si rifugiarono davvero nelle foreste o in altri luoghi naturali difficilmente accessibili, e lì, nei casi migliori, ricrearono non una semplice forma di sopravvivenza ma una società altra.
 
Jack in the GreenA questo punto, a tutti sarà tornata alla mente la storia di Robin Hood e della società che lui e un gruppo di individui emarginati - fuorilegge crearono nella foresta di Sherwood. Al di là dell'esistenza storica o meno di un nobile di origine sassone ribellatosi all'esoso dominio normanno, è interessante notare che Robin Hood è sempre vestito vestito di verde e che la sua azione è legata ai concetti di abbondanza e di equilibrio, poiché egli ruba ai ricchi (qui sarebbe a dire agli ingiusti) per dare ai poveri.
 
La cultura medievale ci offre altri esempi di un Uomo Verde vero e proprio personaggio: si pensi al poema trecentesco "Sir Gawain e il Cavaliere Verde", un gigante che poi si rivela moralmente superiore ai cavalieri di Re Artù.
Le forme esteriori dell’archetipo si evolvono nel corso del tempo (laddove quest’ultimo, come si è visto sopra, persiste indisturbato anche all’avvento delle dottrine dei tempi ultimi): in Inghilterra, a partire circa dal XVII secolo, esso è conosciuto come Jack in the Green e come tale figura nella festa di Calendimaggio (vale a dire Beltane) che segna l'inizio della buona stagione. In quell'occasione, la reginetta veniva portata in giro per le strade del paese su un carro coperto di fiori e ad accompagnarla era proprio un uomo in guisa di Robin Hood o di Uomo Verde.
 
Negli intenti degli ecclesiastici l'Uomo Verde doveva svolgere agli occhi dei fedeli una funzione religiosa: ad esempio, quelli dall'espressione poco amichevole dovevano mettere in guardia i fedeli dalla tentazione e dal male o un'alludere alle pene dell'inferno... Ma per coloro che cerchino d’andare oltre c'è un significato più profondo.
 
L'Uomo Verde non si identifica col Dio Cornuto ma discende dal medesimo archetipo: come dice la stessa espressione, è un simbolo del rapporto fra l'umanità e la natura. Possiamo dire che esso rappresenta la consapevolezza naturale, l'unione spirituale dell'umanità e del mondo vegetale, «la divina consapevolezza nel mondo protetta dalle nostre forze naturali interiori. L'Uomo Verde è un angelo terreno, il cui agire non viene "dall'alto", ma dal mondo medesimo». Tra l’altro, gli Uomini Verdi osservano ma non agiscono nella dinamica delle vicende religiose rappresentate nelle chiese e sono di solito confinati in punti un po' nascosti della costruzione, vanno 'scoperti'. Sono, come dicevo, simbolo di consapevolezza spirituale e di apertura metafisica.
 
Il volto maschile intrecciato con elementi naturali e ctonii (della Terra, n.d.a.) potrebbe alludere all'armonizzazione dei due principi che è necessario compiere, in primo luogo nell'interiorità.
Tuttavia, una lettura univoca di un simbolo sarebbe quantomai sciocca. Come necessario rovescio della medaglia possiamo, pertanto, osservare che l'Uomo Verde ci addita, forse, anche i pericoli che possono venire qualora si devii dalla via principale, o si insegua un oro volgare – il rimando è all'espressione spaventevole di alcuni di questi volti.
La simbologia di fondo è probabilmente abbastanza semplice.
 
Whitefield Green Man
Ma l’abbastanza è, esso stesso, relativo: l'uomo moderno incontra in quest’ambito particolari difficoltà, per aver disconosciuto la realtà spirituale, prigioniero com’è di un mondo privo di etica e di punti di riferimento. L'Uomo Verde, al contrario, può essere inteso come la parte naturale, selvaggia, pura nel senso di sciolta dai vincoli e dalle maschere, che sta dentro di noi e con l’ausilio della quale potremo, forse, compiere dei passi in avanti.
 
Naturalmente, una più completa comprensione del suo significato è impossibile nella forma limitata di testo scritto, ma è da lasciarsi a coloro che vogliano tentare qualcosa in questo senso, proprio perché i simboli o vengono vissuti o rimangono, come si suol dire, lettera morta.
 
Secondo alcuni, l'Uomo Verde riemerge periodicamente nella coscienza dell'umanità: la sua attuale riscoperta è semplicemente da archiviare tra le tante maschere (e pochi volti) dello spiritualismo contemporaneo o essa è suscettibile di assumere valenze più positive, all’interno, diciamo, di un tentativo di superamento dell’attuale Kali-Yuga (Età Oscura)?
 
Tratto dal blog baroquedoll
 
Bibliografia
- "Shiva e Dioniso. La religione della natura e dell'eros", A. Danielou, Ubaldini editore
- "Il ramo d'oro. Studio sulla magia e sulla religione", J. Frazer, Newton & Compton
Versione riveduta dell’articolo omonimo pubblicato su I sentieri dei Celti

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